Una carrozza del Minimetrò (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Se la demolizione vera e propria è sempre stata poco più di una boutade, almeno a parole alcune picconate al Minimetrò la candidata sindaca del centrodestra Margherita Scoccia qualche giorno fa l’ha data. Vagoni d’argento che nel bene e nel male rimangono un asset della città e un tassello importante per un pezzo del trasporto pubblico cittadino. La campagna elettorale non è notoriamente il momento giusto per misurare le parole e i concetti ma, con estrema probabilità, la definizione di «brucomela» Scoccia in caso di elezione non la utilizzerebbe in contesti istituzionali.

Vendere o no? Il Comune di Perugia detiene il 70 per cento delle quote della Minimetrò spa, la società che gestisce la struttura; a fine 2017 sulla base dei rilievi della Corte dei conti Palazzo dei Priori ha inserito la vendita delle quote tra le misure correttive. Gli anni sono passati e, complice anche la pandemia, il valore delle quote (11,2 milioni) è stato rivisto al ribasso e alla scadenza del bando – nonostante il ventilato interesse di Busitalia-FS – non si è presentato nessuno. Al di là delle uscite da campagna elettorale – che probabilmente non contribuiscono ad aumentare il valore in senso ampio dell’infrastruttura per la città – quello puramente economico delle quote è destinato a scendere di suo per un semplice calcolo: il contratto tra Comune e Minimetrò spa scade nel 2038, e più passano gli anni più si riduce il tempo di ammortamento per un potenziale investitore. Che farà un’ipotetica giunta Scoccia? Tenterà un altro bando per la “giostra da baraccone” o il capitolo vendita sarà archiviato?

Connessioni Le città sono organismi complessi e questo vale anche per il trasporto pubblico. La prima linea del Bus rapid transit, che collegherà Castel del Piano a Fontivegge, è in stretto collegamento con il Minimetrò tanto che i risultati del secondo in termini di utenti si reggono anche perché c’è il primo. Come noto chi ha stimato – sulla base di criteri tecnici trasportistici ampiamente utilizzati – che sul Brt viaggeranno circa 16.500 passeggeri al giorno lo ha fatto anche perché la città può contare sul Minimetrò: la prima linea infatti fermerà appena dietro la stazione delle carrozze d’argento a Fontivegge, che quindi saranno per molti la prosecuzione del viaggio verso il centro città; 16.500 passeggeri che sono una stima a regime, quindi per diversi anni ragionevolmente i numeri saranno inferiori; di quanto lo si vedrà.

Costi Quanto ai costi dell’opera – più di 110 milioni – il finanziamento per la realizzazione arriva in modo integrale dal Pnrr e in particolare dalla misura dedicata allo «sviluppo del trasporto rapido di massa», alla quale vengono destinati 3,6 miliardi di euro; in questo caso non risorse a fondo perduto ma prestiti, soldi quindi che dovranno essere restituiti, ovviamente non dal Comune. Il Brt avrà poi dei costi di gestione che andranno però a compensare quelli per le linee dei bus che non serviranno più. Nel corso degli anni il costo del Minimetrò è stato leggermente limato. L’ultimo Piano economico finanziario, quello del periodo 2020-2025, prevede un “conto” complessivo da 42,2 milioni, con una cifra annua in calo da 7,5 a 6,8 milioni.

La Regione Una boccata d’ossigeno significativa sarebbe potuta arrivare dalla Regione. La giunta Romizi portando avanti una battaglia già di quella Boccali, nel 2019 aprì una vertenza legale con la Regione per ottenere un milione e mezzo di euro all’anno; con la vittoria di Donatella Tesei, il Comune rinunciò alla vertenza con la promessa che Palazzo Donini avrebbe staccato l’assegno. Negli ultimi anni la cifra è stata ridotta a mezzo milione: a fine 2023 la Regione ha stanziato i 500 mila euro annuali della legge 37 del ’98 (quella con cui si destinano risorse per i «servizi di mobilità costituiti da sistemi a fune su sede fissa, scale mobili, ascensori e tappeti mobili che abbiano particolare rilevanza sulla mobilità urbana»), rimandando le decisioni per 2024 e 2025 a «eventuali e successivi atti».

I prolungamenti Dibattuta per anni, e sollevata nei giorni scorsi anche da Scoccia, la questione dell’orario serale. Il Minimetrò si ferma alle 21.05 ma non per il rumore (la questione è risolta da anni), e neanche per la manutenzione, la maggior parte della quale viene eseguita in modo programmato da anni nelle settimane centrali di agosto. Prolungare l’orario costa e i risultati nel corso degli anni sono stati altalenanti. La struttura del contratto è nota: fino all’un per cento dell’intero monte ore annuale il Comune non paga nulla, e questa possibilità da tempo viene utilizzata per i prolungamenti di Capodanno, di Umbria jazz e altri eventi. Se le ore sono di più ci sono invece dei costi ulteriori, che salgono in modo proporzionale; indicativamente, non meno di mille euro l’ora.

Ztl Per anni l’obiettivo dichiarato dei vertici della società partecipata, indicati dal Comune, è stato quello di aumentare i passeggeri, qualcosa più di settemila al giorno. In tal senso di sicuro in una città con un tasso di motorizzazione da record come Perugia, non ha aiutato la riduzione della Ztl, con lo spostamento del varco da via Masi a via Baglioni, che ha prodotto notevoli conseguenze anche sul fronte della sosta selvaggia. In sintesi le leve – realistiche – che la futura amministrazione avrà sono essenzialmente due: un incremento del contributo regionale e quello dei passeggeri; quest’ultimo reso più complicato dalla riduzione della Ztl, che ha incentivato ancora più automobilisti a salire fino al centro, in molti casi parcheggiando dove capita.

Il Pums e le deleghe Alla fine della consiliatura 2019 il Comune ha poi approvato il nuovo Pums, il Piano urbano della mobilità sostenibile, rimasto per ora sulla carta dato che solo da pochi giorni la Regione ha finalmente pubblicato gli atti della gara per l’affidamento del trasporto pubblico su gomma. Qualche effetto positivo in termini di incremento di utenza per il Minimetrò potrebbe teoricamente esserci, data la riduzione di frequenze e servizi nelle aree meno popolate a favore di quelle più densamente abitate: effetti che però non arriveranno prima della metà del 2026 quando – fatti salvi i possibili intoppi ai quali va incontro una procedura complessa e lunga – la gara non sarà conclusa. C’è infine una questione più prettamente politica. Tra le deleghe assegnate dal Romizi bis la mobilità neppure c’è (Luca Merli si occupa di «viabilità»): in caso di vittoria di Scoccia sarà ripristinata?