Una farmacia a Perugia (©Fabrizio Troccoli)

Accade in Umbria come altrove in Italia che, soprattutto durante questi periodi con i picchi di forme influenzali, non si trovino le medicine necessarie, al banco. Crisi di farmaci che viene confermata anche dalle organizzazioni di rappresentanza di medici e farmacisti. Secondo l’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, nell’ultimo anno, si è passati da circa 2500 farmaci introvabili a 3200 e, se per un 50% di questi si tratta di fisiologica cessazione che consente tuttavia di trovarne altri sostituibili, per il 46% si tratta di medicine carenti. E’ sempre l’Aifa a stilare l’elenco di quali siano le più introvabili, mentre si combatte con influenza e contagi covid. Parliamo di Tachipirina, Efferalgan, Tachifludec, Neoborocillina e Amoxicillina, Ventolin, ma anche Clenil, sciroppi antibiotici e prodotti pediatrici, che risponderebbero alla logica di un aumento della domanda rispetto alla reale disponibilità. Si tratta quindi di antinfiammatori, antibiotici, antipertensivi, antidepressivi, neurolettici e diuretici. Molti di questi medicinali indispensabili soprattutto per malati cronici.

La Cina I fattori combinati all’aumento della domanda hanno a che fare con la materia prima, ovvero il principio attivo e l’organizzazione della distribuzione. E’ su questi aspetti che entra in gioco anche la Cina: avendo attraversato un lungo periodo di blocco commerciale e di produzione, dovuti alle restrizioni del covid, le quantità prodotte non sono sufficienti a soddisfare le domande, mentre le aziende produttrici devono recuperare il gap accumulato dai problemi di trasporto delle merci. Qualcosa di simile accade anche per l’India, altro paese produttore di principi attivi. Rispetto a questi scenari mentre i farmacisti sono invitati a razionalizzare di più per consentire l’accesso al farmaco a più pazienti possibile, ai consumatori è rivolto l’invito a non stoccare per paura di non trovare il farmaco disponibile.

Magazzini C’è poi un problema relativo agli stoccaggi e approvvigionamenti, insomma alla rete della distribuzione che vede – come spiegato da Silvestro Scotti, segretario Fimmg (Federazione italiana medici di Medicina generale) a Repubblica – i magazzini ridursi da 25-27 a 6 in tutta Italia, per una rete sovra regionale, che potrebbe rischiare di danneggiare le regioni più distanti dai centri di smistamento.

Farmaci galenici Intanto una risposta, anche se non sufficiente, potrebbe arrivare dai preparati galenici, ovvero dalle 2000 farmacie che in Italia sono in grado di produrre preparati partendo dal principio attivo. Ma bisogna fare i conti con le pochissime farmacie ormai dotate di un laboratorio. Sarà sufficiente l’attuale crisi a motivare i farmacisti a ritornare al vecchio mestiere?

 

 

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