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mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 11:48

«Non è un libro su Amanda. A lei dico: incontriamoci». Parla il pm che arrestò Sollecito e Knox

Mignini: «Ha pagato Rudy per tutti e Metz non ha avuto giustizia. Perché non ho cambiato idea»

di Maurizio Troccoli

«Non ho fatto un libro su Amanda, quello che avete scritto non è vero. Non lo è il titolo». Dall’altra parte della cornetta c’è Giuliano Mignini, il pm perugino che fece arrestare Amanda e Raffaele nel novembre del 2007, accusandoli di omicidio, insieme a Rudy Guede, per la morte di Meredith Kercher.

Ha cambiato idea su quel delitto, dopo tutti questi anni?
No. Il tempo trascorso non mi ha fatto cambiare idea. Anzi, sono sempre più sorpreso e critico della sentenza di Appello perugina e dell’ultima della Cassazione, tra l’altro, in conflitto con la precedente. Tuttavia ho scritto un libro nel quale tratto tutti in maniera imparziale, ma sicuramente provo a rendere giustizia alla povera vittima Meredith Kercher, che giustizia non ha avuto.

Quale aspetto, più di ogni altro, le fa credere ancora oggi che le sue accuse erano giuste?
Provando a riassumere, esemplificando, al primo grado a Perugia, Sollecito e Knox sono stati condannati. L’Appello li ha assolti. Ma la Cassazione ha annullato la sentenza dell’Appello, rinviando al tribunale di Firenze. Che ha condannato nuovamente gli imputati. Ma la quinta sezione di Cassazione, li ha assolti definitivamente. E’ in questo dispositivo, tra pagina 45 e 48, che viene confermato che Amanda sicuramente, e Raffaele in maniera meno certa, erano sulla scena del crimine al momento del delitto, mentre Rudy ha ammazzato. L’assoluzione è stata data, con formula dubitativa. Ci sarebbe da scrivere un libro soltanto su questa sentenza. Ma io ho deciso di scriverlo su tutti questi anni, da quel 2007 ad oggi, compreso il cambiamento di atteggiamento di Amanda nei miei confronti.

L’ex magistrato ora impegnato nella Commissione parlamentare antimafia, fa riferimento alle parole di Amanda a Modena quando ha affermato che all’inizio Mignini le sembrava un mostro mentre dopo il documentario di Netflix si è convinta che fosse mosso  dall’intento nobile di rendere giustizia alla famiglia Kercher.

Opportunismo secondo lei?
Beh non saprei se è opportunismo, anche perchè il processo ormai è finito. Io prendo atto del fatto che lei ha maturato questo convincimento. E’ la ragione che mi ha mosso sin dall’inizio. Amanda ne ha preso consapevolezza, altri no.

La vuole incontrare?
In verità in passato lei avrebbe voluto incontrarmi, ma io ero ancora in servizio, ho preferito di no. Ora, sono in pensione, la incontrerei volentieri. Avrei molte domande da farle.

Cosa non rifarebbe?
Un errore è stato la mancata ricusazione della corte d’Appello di Perugia. Il relatore aveva esordito: ‘Unica cosa certa è la morte di Meredith’, ha sostanzialmente anticipato il giudizio assolutorio. Oltre ad avere impostato tutto sulla prova genetica, anticipando, in sostanza, che senza una nuova perizia avrebbe assolto gli imputati. Poi diverse cose nel processo sono andate come non sarebbero dovute andare: il pericolo di contaminazione dei reperti è diventata certezza di contaminazione, senza le prove necessarie. Ci sono atti di cui i periti non si sono accorti come i controlli negativi sul coltello e sul gancetto del reggiseno. La sostanza è che il nero Rudy ha pagato per tutti. Loro invece hanno affermato che non c’erano in quella casa, ma hanno indicato Rudy come l’autore. C’erano o non c’erano? E poi resteranno gli intramontabili conflitti tra le due sentenze di Cassazione.

Giuliano Mignini anticipa che molti aspetti saranno raccontati sul suo libro, pronto e di prossima uscita. Ne seguirà un altro sul caso Narducci, il gastroenterologo sparito in circostanze misteriose al lago Trasimeno nel 1985.

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