di Daniele Bovi
Inutile, dannoso e costoso. È giudicato così il progetto di trasformazione della E45 in autostrada dal coordinamento regionale «No E45 autostrada» che, venerdì mattina a Perugia, ha presentato la petizione popolare in cui si ribadisce la «ferma opposizione» al progetto e dove si chiede a Regione e comuni interessati «di avviare percorsi partecipativi con i cittadini e le associazioni dei territori interessati». Una richiesta che parte dal fatto che «la Regione non ha mai attivato – è scritto – un processo partecipativo con i cittadini, i comitati civici, le associazioni ambientaliste, dei consumatori e di categoria». La petizione chiede poi a palazzo Donini di «comunicare la propria contrarietà», di impegnarsi per «portare a termine le numerose opere infrastrutturali incompiute, mettere in sicurezza la E45 e reperire risorse per ammodernare la rete ferroviaria regionale». Portavoce del coordinamento, formato da Legambiente, dall’associazione CreA Perugia del candidato sindaco Urbano Barelli, dall’associazione «Per un’Umbria migliore» di Emanuela Arcaleni, dal Circolo primo maggio di Luigino Ciotti, da Salviamo il paesaggio, dal Forum nuova mobilità e appoggiato dai consiglieri regionali Oliviero Dottorini (Idv), Damiano Stufara (Prc) e Orfeo Goracci, è Marcello Teti.
Inutile e dannosa «Questa – dice – sarà un’opera inutile e dannosa, dal forte impatto ambientale, dal costo elevato e porterà danni anche all’economia del territorio. Quello che noi vogliamo è che si metta in sicurezza questa strada assassina e che si investa sulla nostra rete ferroviaria». Nel mirino anche il mancato coinvolgimento dei cittadini: «Si fa un’opera così – dice – e non si chiede l’orientamento di quegli umbri ai quali poi verrà fatto pagare il pedaggio?». «Porterà devastazione del territorio – attacca Barelli, temporaneamente sospesosi dalla presidenza di Italia Nostra Perugia – e sarà una nuova tassa per i cittadini. Al di là di quello che dicono infatti l’esenzione non ci potrà essere, lo dice l’Unione europea». «Porteremo questo tema tra la gente – aggiunge Dottorini -: un’opera di questo tipo non è mai passata in consiglio regionale. Io credo che saremmo anche nelle condizioni di affrontare un referendum (per il quale ci vogliono però la firma di sei consiglieri e 16 voti in aula, ndr). Oltre che da coloro che vogliono l’autostrada, dovremo difenderci anche dalla categoria dei furbi, di quelli che dicono “facciamola ma senza far pagare il pedaggio agli umbri”».
I numeri del progetto Per sostanziare il no, il coordinamento sciorina alcuni numeri che riguardano il progetto: un cantiere ogni 18 chilometri, due milioni di metri cubi di nuovi scavi, una larghezza che in molti tratti passerà da 13 a 25 metri (fino a un massimo di 48) e dieci miliardi di euro di costi: 1,8 da coprire con le defiscalizzazioni e otto dai privati che poi incasserebbero il pedaggio. Oltre a ciò il coordinamento spiega che secondo l’Anas la nuova autostrada porterebbe un milione di veicoli in più all’anno con il conseguente aumento dell’inquinamento. Non è vero poi, sottolineano, che l’Umbria non abbia strade a sufficienza: «Secondo la classifica stilata dal ministero dei Trasporti – dicono – la nostra è la terza regione d’Italia per chilometri di strade ogni 10 mila autovetture circolanti. Inoltre il 68% dei carichi delle imprese umbre, secondo i calcoli del Ministero risalenti al 2011, non supera i confini regionali e l’86% rimane nelle regioni dell’Italia centrale». Insomma, l’Umbria «non soffre di alcun isolamento».
La bufala Un’altra di quelle che chiamano «bufale» riguarda i presunti vantaggi che l’opera porterebbe all’economia e al turismo: «Al contrario – dicono – sarà compromessa l’immagine del cuore verde d’Italia. Non sarà una grande notizia per i potenziali turisti sapere che per venire a visitare le nostre bellezze dovranno pagare un pedaggio».
Twitter @DanieleBovi
