Dal 2026 i contributi per colf, badanti e baby-sitter non si pagano più con i bollettini cartacei spediti a casa. L’Inps ha deciso di interrompere l’invio dei modelli precompilati e di passare solo ai pagamenti digitali attraverso la piattaforma PagoPa. È una scelta che rientra nel piano di digitalizzazione dei servizi pubblici e che riguarda centinaia di migliaia di famiglie italiane.
La novità è entrata in vigore a gennaio 2026. Da quest’anno i datori di lavoro domestico con meno di 76 anni non ricevono più il bollettino per posta, anche se in passato avevano chiesto la spedizione cartacea. Per il solo 2026 resta una deroga per chi ha più di 76 anni: continuerà a ricevere la lettera a casa come misura di accompagnamento. Dal prossimo anno, però, anche loro dovranno adeguarsi al sistema digitale.
L’Inps spiega che l’obiettivo è completare la “dematerializzazione” dei contributi per il lavoro domestico, cioè eliminare progressivamente la carta e utilizzare solo strumenti online, più tracciabili e disponibili in ogni momento.
Il pagamento avviene esclusivamente tramite PagoPa, la piattaforma nazionale per i pagamenti verso la pubblica amministrazione. Il datore di lavoro deve entrare nel sito ufficiale dell’Inps, www.inps.it, accedere alla sezione “Portale dei Pagamenti – Lavoratori Domestici” e scegliere la modalità preferita.
Si può pagare direttamente online con carta di credito, carta di debito o conto corrente. In alternativa si può generare un avviso PagoPa, stamparlo e pagarlo in banca, in posta o presso altri punti abilitati, come i tabaccai aderenti al circuito. È possibile anche pagare tramite home banking, con il sistema Cbill per le banche che lo prevedono, oppure con l’app Inps Mobile e con l’app Io da smartphone. Tutte le ricevute restano consultabili e ristampabili online, 24 ore su 24.
Secondo i dati ufficiali dell’Osservatorio sul lavoro domestico dell’Inps, riferiti all’ultimo anno disponibile, in Italia risultano regolarmente registrati circa 833 mila lavoratori domestici. Si tratta in gran parte di donne, che rappresentano quasi il 90 per cento del totale. Le badanti, cioè gli assistenti familiari per persone anziane o non autosufficienti, sono ormai più numerose delle colf e rappresentano oltre la metà dei rapporti di lavoro attivi.
Il settore è caratterizzato da una forte presenza di lavoratori stranieri, che superano il 65 per cento del totale nazionale. È un comparto che negli anni ha avuto andamenti altalenanti: dopo un picco nel 2020, legato anche alle regolarizzazioni durante la pandemia, il numero dei rapporti attivi è progressivamente calato, pur restando su livelli elevati rispetto al passato.
In Umbria il lavoro domestico ha un peso significativo, anche per l’invecchiamento della popolazione. I dati Inps più recenti indicano che nella regione sono attivi poco meno di 11 mila rapporti di lavoro domestico regolari. La maggioranza riguarda assistenti familiari, segno di una domanda legata soprattutto alla cura delle persone anziane.
Il dato, rapportato alla popolazione residente, colloca l’Umbria tra le regioni con una presenza rilevante di lavoratori domestici rispetto al numero di abitanti. La quota di lavoratrici supera ampiamente quella degli uomini e anche in Umbria la componente straniera è maggioritaria.
A livello territoriale, la provincia di Perugia concentra circa i tre quarti dei rapporti di lavoro domestico regionali, mentre la restante parte si distribuisce nella provincia di Terni. Sono numeri coerenti con la distribuzione della popolazione e con la presenza di famiglie con anziani non autosufficienti.
Il passaggio al digitale è destinato a diventare definitivo dal 2027, quando anche gli over 76 dovranno abbandonare il cartaceo. L’Inps punta su un sistema più semplice e tracciabile, ma la riuscita dell’operazione dipenderà anche dalla capacità di accompagnare le famiglie, in particolare quelle più anziane, in questa fase di transizione.
