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mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 12:27

Nefrologia Perugia a rischio collasso: «Non riusciamo a registrare per trapianti». Ospedale: «Provvediamo»

Dimezzate le unità operative mediche, turni di 12 ore, frizioni e stress tra il personale. Il direttore: «Siamo a lavoro»

©Fabrizio Troccoli

E’ un Sos disperato quello che arriva alla redazione di Umbria24 dal reparto di Nefrologia e dialisi dell’ospedale di Perugia. E suona così: siamo la metà dei medici di prima, facciamo il doppio dei turni di lavoro e non riusciamo a inserire nelle liste chi attende un trapianto, con il rischio per la persona di non farcela in tempo. La questione merita un po’ di ordine.

La ricostruzione «Circa 5 anni fa – è quanto racconta personale sanitario a Umbria24 che viene confermato da Aned, Associazione nazionale emodializzati e trapiantati – il reparto aveva 12 medici, più il primario. Oggi ce ne sono 5, compreso il primario. Le amministrazioni sanitarie precedenti, non hanno calcolato quanti medici sarebbero andati in pensione, tantomeno hanno approntato quanto dovuto per sostituirli. Il risultato è che in pochi anni ha abbandonato il reparto la metà del personale sanitario. L’ultimo medico, l’ha fatto di recente, presentando un certificato in cui dimostrava l’insostenibile condizione di stress, ottenendo quindi, dall’amministrazione sanitaria, il trasferimento ad altro reparto». Questo il quadro. Che si traduce in turni di lavoro di 12 e anche 14 ore, di sforzi continui che vengono richiesti agli attuali medici. Mentre altre attività vengono rinviare – viene spiegato – come quelle relative all’inserimento di pazienti nelle liste trapianto. Si tratta di attività di diagnosi e di esami che a seguito di valutazione medica, delineano i presupposti per la candidatura al trapianto. E’ chiaro che per chi necessità di un trapianto un conto è essere registrato oggi, un conto è fra un anno. Vengono rinviati, anche i controlli, importantissimi, per i pazienti trapiantati, con gravi rischi di compromettere il sogno raggiunto dopo tante sofferenze.

Approfondimento Ad Amelia, dove c’è un centro dialisi, c’è stata necessità di organico. Aned fa sapere che in quel caso la Asl 2 ha provveduto in maniera straordinaria a richiamare in servizio i medici pensionati. Ci si chiede quindi perchè non replicare a Perugia. Ma la risposta – ancora Anad – è che «non si può fare». Avvicendamenti in reparto anche tra nuovi e vecchi primari, riorganizzazione lavorativa, tenendo conto dell’impegno maggiore richiesto, puntualizzazioni da parte del personale medico legate all’insoddisfazione sui riconoscimenti economici, hanno finito per aumentare le frizioni in un contesto già al limite. E forse anche a ritardare l’eventuale implementazione di organico in attesa di un ritrovato equilibrio tra chi opera adesso. Le risposte che sarebbero arrivate ai sanitari sono relative a un bando avviato, tre sostituzioni in arrivo, di cui una a dicembre e due con date che non sono state indicate. Arriverebbero presumibilmente una dall’Asl 1 e l’altra da un’altra asl che, però, non avrebbe ancora autorizzato il trasferimento. Il problema è che all’ospedale di Perugia i medici sostengono di averne bisogno ora, subito, dei rinforzi.

La direzione generale Il direttore generale Marcello Giannico sul punto chiarisce: «Siamo consapevoli della situazione della carenza del personale medico e ci siamo attivati da subito per risolvere la criticità. In un’ottica programmatoria, abbiamo indetto una procedura concorsuale per l’assunzione a tempo indeterminato di medici nefrologi. È stato anche bandito, nelle more della procedura concorsuale, un avviso pubblico a tempo determinato al fine di tamponare subito la carenza di personale medico. Inoltre è stato chiesto supporto alle altre aziende sanitarie che ci invieranno i propri nefrologi per coprire alcuni turni. Abbiamo fatto numerose riunioni per favorire un ambiente più sereno e un’organizzazione, con le poche risorse che abbiamo, tale da favorire un clima maggiormente collaborativo tra i vari professionisti».

I trapianti La struttura Trapianti dei reni, che fa sempre capo all’ospedale di Perugia, è anch’essa a rischio chiusura. Non avendo mai raggiunto il numero di trapianti minimo per potere rimanere in funzione e avendone eseguiti poche unità, se non conosce una fase di rilancio, è destinata a chiudere i battenti. Restano invece attive le attività sanitarie propedeutiche al trapianto e, in alcuni casi, successive. Ma alle condizioni di gravi carenze di organico e ritardi per le iscrizioni agli elenchi. Che significano potere salvare la vita a una persona e anche risparmiare economicamente, atteso che, per alcuni pazienti, accade di accedere al trapianto senza passare per la dialisi. Infatti se il trapianto ha un costo unico, una volta per tutte, la dialisi dura anche anni, determinando un costo per paziente maggiore.

 

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