San Vito di Narni

di Marco Torricelli

Il comitato spontaneo dei cittadini della frazione narnese di San Vito e Guadamello, torna a farsi sentire, esprimendo la propria preoccupazione, in merito alla possibile realizzazione di un biodigestore anaerobico per la produzione di biogas, prevista nel proprio territorio.

Le paure I principali timori, spiega Elisa Bartolucci, a nome del comitato, «riguardano la consapevolezza che la scelta di questa area, ad alto valore storico-­paesaggistico – peraltro situata in prossimità del fiume Tevere, che negli ultimi quattro anni, esondando, ne ha allagato le strada di accesso – comprometterà le attività agricole e turistiche ad oggi operanti nella zona». Nella quale, per di più, «è presente l’acquedotto che serve gli abitati di San Vito, Guadamello, Gualdo e quelli della vicina Otricoli».

Gli interessi La natura dell’intervento, secondo il comitato, «risulta meramente speculativa, considerando che la ‘dieta’ del biodigestore sarebbe costituita da reflui zootecnici provenienti da aziende agricole di Penna in Teverina ed Attigliano, a ben 35 chilometri di distanza». Uno dei timori, infatti, è rappresentato «dal traffico di mezzi pesanti per il trasporto della materia prima, che non può essere sostento dalle strade della frazione e non deve essere subìto dai cittadini residenti, in una zona già massacrata da distese di pannelli solari, cemento ed antenne di ripetizione dei segnali radiotelevisivi e telefonici».

La mobilitazione Il comitato dei cittadini di San Vito e Guadamello, insomma, fa sapere «di essere determinato ad impedire la realizzazione di questo invasivo biodigestore, forte anche della solidarietà e la collaborazione dell’associazione Italia Nostra e del Movimento 5 Stelle Narni» e di voler dare battaglia: «Prima iniziativa sarà quella di informare coinvolgere le popolazioni vicine, in special modo quella della confinante Otricoli, interessata direttamente dalla vicinanza dell’area con gli scavi della città romana di Ocriculum, forse più vicina di quanto non si sappia ancora».

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