di Francesca Mancosu
Hanno lasciato il Togo e il Mali, i loro paesi d’origine, con destinazione Libia. Da lì, poi, sono saliti su uno dei tanti barconi che ogni giorno salpano alla volta delle coste italiane, cariche di gente e di speranze. Cominciano così le storie di Nouroudine Alassane, Adjiyo Soulemana e Diarra Sigadei, i tre ragazzi africani che lunedì sera hanno preso parte all’incontro ‘Oltre il mare – Lampedusa: il cimitero dell’ipocrisia’ organizzato dal circolo Arci di Narni ‘Il parco dei pini’ per parlare di politiche dell’immigrazione, e fare il punto della situazione a livello nazionale quanto locale.
Un segno di speranza «Siamo in Italia ormai da due mesi – hanno ricordato i tre ragazzi africani ospiti nelle strutture di Arci Terni – e siamo contenti dell’accoglienza che abbiamo ricevuto a dalle associazioni del luogo; speriamo di poter ottenere il prima possibile il permesso di soggiorno come rifugiati politici per poterci ricostruire una vita in Europa». Tre storie di emarginazione, di dolore e di forza, che si affiancano e si sovrappongono a quelle dei 60 migranti accolti nel ternano, inclusi nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, e dei circa 20ì‘soggetti vulnerabili’ – donne, malati o minori – dell’emergenza Nordafrica, che due anni fa portò nella nostra provincia 114 persone.
Accoglienza e protezione Mentre a Lampedusa è ancora in corso la conta delle vittime del naufragio di giovedì scorso – il bilancio provvisorio parla di 274 corpi recuperati – s’impongono misure concrete per la gestione dell’emergenza e soprattutto per la pianificazione della futura sorte dei migranti. A cominciare da una modifica delle norme sull’immigrazione e il reato di clandestinità della riforma Bossi-Fini, chiesta nel corso del dibattito anche dalla responsabile Immigrazione dell’Arci Terni Simona Botondi, insieme all’adozione di «misure atte a garantire un’accoglienza dignitosa nei confronti dei profughi che sbarcano sulle nostre coste ed impegnarsi nelle sedi internazionali per l’apertura di un corridoio umanitario per i profughi siriani e per tutti coloro che provengono da Corno d’Africa per chiedere protezione».
Sprar e cooperazione decentrata La serata, che ha visto anche la proiezione del documentario ‘Mare chiuso’ di Stefano Liberti e Andrea Segre, incentrato sui respingimenti in mare avvenuti tra il 2009 e il 2010 in seguito agli accordi tra il governo italiano e Gheddafi, è stata anche l’occasione per fare il punto sui progetti di accoglienza attivati dal Comune di Narni, che da ormai 10 anni organizza corsi di formazione professionale per i migranti – come ricordato anche dall’assessore alle politiche sociali Piera Piantoni – insieme all’associazione San Martino della Caritas. L’assessore alla Cultura Alfonso Morelli ha invece presentato il progetto di cooperazione decentrata che l’amministrazione sta portando avanti in Colombia, nella zona di Urabà, martoriata dalla guerra civile. «Narni – ha raccontato Morelli – è capofila della Rete italiana di solidarietà con le Comunità di pace colombiane costituita nel maggio 2003, per l’invio di osservatori internazionali che denuncino eventuali violazioni dei diritti umani. Dopo aver divulgato questo progetto nelle scuole, ora lo stiamo promuovendo nei centri civici del territorio, per renderne sempre di più partecipe anche la cittadinanza».
