di Mauro Pacelli
Gli uffici dei Giudici di Pace sono destinati a essere soppressi in tantissime località italiane. La spending review prevede accorpamenti di queste realtà con quelle di città capoluogo vicine o, comunque, di centri urbani dove insistono tribunali e procure.
Le sedi A questa logica non sfuggono le sedi dei giudici di pace di Amelia e Narni. C’è tuttavia una scappatoia che potrebbe permettere alle piccole città di poter mantenere sul proprio territorio questi importanti presidi che svolgono un ruolo importante, lo stesso che un tempo apparteneva alle preture. Il Governo ha detto chiaro e tondo alle amministrazioni comunali che se queste si accollano tutti gli oneri relativi alle spese di mantenimento di questi uffici, esse hanno la possibilità di evitare il trasferimento a Terni.
Chi paga? Ma, come sempre accade quando esce fuori una soluzione che sembra salvare ‘capra e cavoli’, c’è il classico rovescio della medaglia, che alle amministrazioni locali fa venire i brividi. In altre parole il Governo dice ai comuni: «Volete mantenere nella vostra città l’ufficio del giudice di pace? A noi sta bene, purchè vi sobbarchiate tutte le spese, dal primo all’ultimo centesimo». Spese che sono piuttosto salate, che comprendono i canoni di affitto, gli stipendi dei dipendenti e persino le spese di cancelleria. Decine di migliaia di euro all’anno, che vanno a formare un bel gruzzolo, che per le casse attuali delle amministrazioni comunali rappresentano un’emergenza finanziaria notevole e creano dubbi e perplessità nell’animo dei sindaci che entro poche settimane dovranno prendere una decisione.
Il sindaco «Diciamo che ci troviamo in una scomoda posizione – afferma il sindaco di Narni, Francesco De Rebotti – in quanto da una parte ognuno di noi vuole che l’ufficio del giudice di pace rimanga a Narni, dall’altra sappiamo bene che accollarci un debito considerevole in questo particolare momento non è affatto piacevole, vista la crisi che attanaglia il paese. La scadenza fissata dal Governo per dare una risposta in questo senso, è stata fissata per la fine del mese di aprile. Noi vogliamo assolutamente che il giudice di pace rimanga a Narni, ma al tempo stesso ci troviamo nella condizione di non poterci indebitare per fare si che questo avvenga. L’unica soluzione è quella di chiedere aiuto ai comuni del comprensorio (Calvi e Otricoli), in quali usufruiscono dei servizi offerti da questa struttura e vedere se tutti e tre insieme si può fare qualcosa».
