Morte sul lavoro a Ponte Pattoli (Foto archivio Fabrizio Troccoli)

di M.T.

L’Umbria chiude il 2025 ancora una volta in zona rossa per il rischio di morte sul lavoro. È quanto emerge dall’aggiornamento dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega, che fotografa l’intero anno appena concluso e colloca la regione tra quelle con un’incidenza superiore del 25 per cento rispetto alla media nazionale, insieme a Basilicata, Campania, Puglia, Sicilia e Marche. L’indice medio nazionale sale a 33,3 morti sul lavoro ogni milione di occupati e l’Umbria resta stabilmente sopra questa soglia, confermando un andamento critico.

Nel corso del 2025, in Umbria si contano complessivamente 17 vittime in occasione di lavoro. Il dato regionale, pur contenuto in termini assoluti, assume un peso rilevante se rapportato alla platea degli occupati e contribuisce a mantenere la regione nella fascia di rischio più alta della mappa Vega. È una conferma rispetto a quanto già emerso nei mesi precedenti: nel corso dell’anno, e in particolare nell’aggiornamento di ottobre, entrambe le province umbre risultavano in zona rossa. Terni presentava allora un’incidenza di 44,6 morti per milione di lavoratori, Perugia di 38,8, entrambe ben oltre la soglia del 125 per cento della media nazionale. La chiusura dell’anno non segna dunque un’inversione di tendenza, ma piuttosto una stabilizzazione su livelli elevati di rischio.

Guardando all’andamento nel tempo, i dati mostrano come la regione sia entrata in modo strutturale nell’area critica già negli anni precedenti. Anche nel confronto tra periodi omogenei, il quadro cambia poco: il numero dei decessi oscilla, ma l’incidenza resta costantemente sopra la media nazionale. Un elemento che emerge con chiarezza è proprio la fragilità di territori con una base occupazionale relativamente ridotta, dove anche pochi eventi mortali producono un impatto significativo sugli indici di rischio.

A livello nazionale, il 2025 si chiude con 1.093 infortuni mortali complessivi, di cui 798 avvenuti in occasione di lavoro e 295 in itinere. Rispetto al 2024 si registra un aumento complessivo di tre vittime, un dato che l’Osservatorio definisce di sostanziale stabilità, ma che continua a rappresentare un’emergenza. Le regioni con il maggior numero assoluto di decessi sono Lombardia, Campania, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Sicilia e Lazio. La Lombardia guida anche la classifica delle morti in occasione di lavoro, con 112 vittime, seguita da Campania e Veneto.

Il settore più colpito resta quello delle costruzioni, con 148 decessi in occasione di lavoro nel 2025. Seguono le attività manifatturiere, i trasporti e magazzinaggio e il commercio. Una distribuzione che conferma quanto già emerso nei precedenti report con un peso costante dei comparti a più alta esposizione al rischio fisico e organizzativo.

L’analisi per fasce d’età evidenzia anche nel 2025 una forte concentrazione del rischio tra i lavoratori più anziani. L’incidenza più elevata riguarda gli over 65, con 108,7 morti per milione di occupati, seguiti dalla fascia 55-64 anni e da quella 45-54. In termini assoluti, la fascia 55-64 anni è quella che registra il maggior numero di vittime in occasione di lavoro. Un dato che si inserisce in un quadro demografico e occupazionale già più volte richiamato legato all’invecchiamento della forza lavoro e alla permanenza in attività in settori ad alto rischio.

Nel 2025 aumentano anche le vittime donne, che salgono a 98, dodici in più rispetto all’anno precedente. Il dato è trainato soprattutto dagli infortuni in itinere, che passano a 52, mentre calano leggermente i decessi in occasione di lavoro. Ancora più marcata resta la differenza tra lavoratori italiani e stranieri: questi ultimi rappresentano circa una vittima su quattro e registrano un indice di mortalità più che doppio rispetto agli italiani, con 72,4 morti per milione di occupati contro 28,8.

Parallelamente crescono le denunce di infortunio, che a fine 2025 raggiungono quota 597.710, in aumento dell’1,4 per cento rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso, le attività manifatturiere, le costruzioni e la sanità concentrano il maggior numero di segnalazioni.

Nel suo commento ai dati di fine anno, il presidente dell’Osservatorio Vega, Mauro Rossato, ha parlato di numeri che «non possono farci abbassare la guardia», sottolineando come ogni singola vittima rappresenti un fallimento del sistema di prevenzione. Un richiamo che vale anche per l’Umbria, dove la persistenza della zona rossa, mese dopo mese e anno dopo anno, continua a evidenziare una criticità strutturale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

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