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lunedì 6 febbraio - Aggiornato alle 02:45

Morta con il covid: la famiglia chiede un milione e mezzo di risarcimento

Lavorava alla Scuola di lingue dell’esercito a Perugia. E’ deceduta a 58 anni

L'avvocato Stefano Giubboni

Si è ammalata di covid, è stata intubata in rianimazione, ma non ce l’ha fatta. E’ apparentemente una storia come tante, quella della dipendente amministrativa della Scuola di lingue estere dell’esercito, a Perugia, ma in realtà c’è qualcosa di singolare. Cinzia Lo Voi ha perso la vita a 58 anni ed era una paziente vulnerabile. Le era stata riconosciuta l’invalidità poichè affetta da un tumore. Ma, secondo quanto ricostruito dal suo avvocato, Stefano Giubboni, a ‘La Nazione’, all’inizio del 2020 è stata richiamata a lavoro. La motivazione sarebbe stata quella di «dovere smaltire gli arretrati», per cui le sarebbe stato chiesto un impegno di due giorni a settimana. Secondo l’avvocato Cinzia si è ammalata a lavoro, perchè quando lei è risultata positiva, sono risultati contagiati numerosi colleghi, e questo sarebbe stato accertato dall’Inps. Cinzia viene quindi ricoverata, poi in rianimazione viene intubata, ma ai primi di febbraio perde la vita. Ora il marito e i suoi due figli, chiedono un risarcimento, ai responsabili del lavoro di questa povera donna. L’avvocato ha citato in giudizio la Scuola di lingue estere dell’esercito di Perugia (quindi il ministero della Difesa) e l’allora comandante della Slee, il generale Salvatore Carta. I familiari chiedono un milione e mezzo di euro «per la perdita del rapporto parentale e la sofferenza morale». Vogliono che sia risarcito anche il danno biologico patito dalla vittima, la sua agonia nell’attesa della morte. Poichè a parere dei familiari, Cinzia era cosciente di non avere troppe possibilità di farcela.

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