Un'area della Riserva

L’associazione Monte Peglia per l’Unesco ha lanciato martedì un appello alle istituzioni umbre affinché venga garantita la legalità nella gestione del demanio regionale e siano revocate concessioni giudicate anomale all’interno della Riserva della Biosfera Unesco del Monte Peglia. La richiesta, sostenuta da accademici e giuristi, denuncia presunte irregolarità che comprometterebbero la tutela di un’area riconosciuta a livello internazionale per il suo valore ambientale e scientifico.

I firmatari Tra i firmatari dell’appello figurano il professor Leonardo Dapporto dell’Università di Firenze, Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, Fabio Recanatesi dell’Università della Tuscia e Armando Spataro, già procuratore della Repubblica. La segnalazione è stata trasmessa alla Procura della Corte dei conti e riguarda, in particolare, concessioni rilasciate dall’Agenzia forestale regionale dell’Umbria nel cuore della Riserva.

I casi Uno dei casi segnalati concerne un immobile di pregio storico e naturalistico a San Vito in Monte, destinato nel Piano di gestione della Riserva a ostello internazionale per giovani visitatori, ma concesso per vent’anni a una struttura alberghiera con piscina. Il canone previsto per i primi due anni è di 100 euro al mese, poi 500 euro mensili per i successivi diciotto anni, con 80 mila euro di fondi pubblici destinati alla ristrutturazione degli impianti. Nell’avviso di concessione non veniva indicato che l’immobile si trovasse all’interno della Riserva.

La ricostruzione Un’altra concessione riguarda il Parco dei Settefrati, area naturalistica che l’associazione ricorda essere di grande valore, dove l’Agenzia forestale ha prorogato l’affidamento a una società privata che organizza «eventi di massa senza autorizzazioni ambientali e controlli». La concessione è stata rinnovata senza gara pubblica, nonostante la richiesta di una compagnia teatrale nazionale che si era impegnata al rispetto dei vincoli ambientali. Infine, preoccupazione viene espressa per una procedura di assegnazione di un immobile di pregio a Bocca Serriola, in passato destinato a progetti di educazione ambientale. In questo caso, la commissione di gara, secondo quanto ricostruito dalla Riserva, includeva una persona indagata per corruzione e destinataria di una misura interdittiva cautelare.

Nessun riscontro L’Associazione ricorda poi di aver chiesto più volte chiesto alla Regione di intervenire in autotutela, senza ottenere riscontri concreti. La Riserva aggiunge che la destinazione di beni pubblici a fini privati, anziché alla fruizione collettiva e alla ricerca scientifica, compromette il futuro della Riserva, riconosciuta come strumento di sviluppo sostenibile. L’appello si conclude quindi con la richiesta di un’azione immediata per ripristinare la legalità e tutelare un patrimonio naturale di valore mondiale.

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