di Daniele Bovi
Dopo quelli con Toscana e Marche, arriva quello con l’Emilia Romagna: la giunta regionale nel corso della seduta di lunedì ha messo nero su bianco la cornice dell’accordo con la regione di Vasco Errani che regola la mobilità sanitaria per il triennio che va dal 2014 al 2016. Un modo per risparmiare e per evitare quelli che palazzo Donini definisce «atteggiamenti opportunistici», come quelli di alcuni centri che nel Paese fanno a gara per accaparrarsi i ‘clienti’, in questo caso i malati (su questo e altri temi basta leggere l’interessante libro di Michele Bocci e Fabio Tonacci, «La mangiatoia»). Già, perché per ogni paziente che parte per andare a curarsi in un’altra regione perché nella propria non trova il servizio che gli spetterebbe, paga quella d’origine.
Business enorme E così nel corso degli anni il ministero della Salute ha sollecitato le regioni affinché stringessero accordi per regolamentare il flusso di pazienti, senza condizionarli ma appunto cercando di evitare gli «atteggiamenti opportunistici» di cui sopra. Il business è enorme: 860 mila circa le persone che ogni anno in Italia si rifiutano di essere curate negli ospedali del proprio territorio, con le regioni che per rimborsare le cure prestate ai propri cittadini fuori dai loro confini spendono qualcosa come 3,8 miliardi di euro. A fine anno infatti ogni sistema sanitario regionale conta quante sono state le prestazioni e passa all’incasso.
L’accordo Il business è particolarmente sostanzioso specialmente per le realtà private, che in Umbria sono una frazione residuale ma che in altre regioni rappresentano un panorama assai ricco e attivo. L’Umbria grazie agli accordi con Toscana e Marche risparmia ogni anno qualcosa come 1,4 milioni di euro; se si vuole, una goccia nel mare visto che il budget che ogni anno il sistema sanitario regionale assorbe è pari a circa 1,6 miliardi di euro, ma in tempi di vacche magrissime e tagli lineari sono comunque risorse preziose. Gli accordi funzionano così: si stabilisce, in base ai dati storici dei flussi, un tetto fino al quale è l’Umbria a pagare. Poi, superata quella soglia, la quota di rimborso scende fino a zero. Un meccanismo grazie al quale l’Umbria, secondo le stime di palazzo Donini, dovrebbe arrivare a risparmiare circa 7-800 mila euro l’anno.
Twitter @DanieleBovi
