Le parole della ministra dell’Università Anna Maria Bernini sul semestre filtro di Medicina aprono uno scenario nuovo anche per l’Università degli Studi di Perugia, dove nelle prossime settimane si giocherà una partita decisiva sul riempimento dei posti disponibili e sulla tenuta del nuovo sistema di accesso.
Nel rispondere in Aula a un’interrogazione del Movimento 5 stelle, Bernini ha assicurato che nessuno dei circa 55 mila studenti iscritti al semestre filtro perderà l’anno e che le graduatorie nazionali saranno «riempite tutte», anche attraverso il ricorso ai cosiddetti debiti formativi. Un passaggio tutt’altro che secondario per atenei come Perugia, dove il numero di studenti iscritti al semestre filtro è nettamente superiore ai posti disponibili per il corso di laurea in Medicina e Chirurgia e dove il rischio, emerso già dopo il primo appello, è quello di avere più posti che candidati idonei.
Secondo i dati interni all’ateneo, il primo appello del semestre filtro ha fatto registrare a Perugia percentuali di superamento particolarmente basse in almeno una delle tre prove previste, con un effetto immediato: una quota consistente di studenti, pur avendo iniziato regolarmente il percorso, si è trovata fuori dalla soglia minima per l’accesso diretto alla graduatoria. È proprio su questo punto che si innestano i correttivi annunciati dalla ministra, che prevedono la possibilità di accedere alla graduatoria anche con due esami superati su tre e, in caso di ulteriori posti disponibili, persino con una sola prova superata, a condizione di recuperare le materie mancanti nel corso dell’anno.
Per l’università di Perugia la novità è rilevante perché sposta l’asse della selezione: non più un filtro rigido concentrato in una sola prova, ma un sistema che punta a evitare posti vacanti nei corsi di laurea, consentendo agli atenei di utilizzare tutta la capacità formativa autorizzata dal ministero. Una dinamica che riguarda direttamente il corso di Medicina, ma che potrebbe avere ricadute anche sugli altri percorsi dell’area sanitaria, chiamati a riassorbire gli studenti che non rientreranno nella graduatoria principale.
Bernini ha respinto le critiche sul presunto fallimento della riforma, sostenendo che leggere i dati del primo appello come una bocciatura del sistema significa «non aver compreso il contenuto della riforma», che si sviluppa su più fasi e prevede una graduatoria di recupero. Una lettura che, a Perugia, viene osservata con attenzione anche sul piano organizzativo: l’eventuale ingresso di studenti con debiti formativi comporterà una gestione più complessa della didattica e un carico aggiuntivo per docenti e strutture, in un contesto già segnato da numeri elevati e risorse limitate.
Secondo i dati più recenti, le sedi di Perugia e Terni contano complessivamente circa 1.426 studenti iscritti al semestre filtro per Medicina, con un rapporto tra aspiranti e posti del corso di laurea tradizionale che desta qualche preoccupazione nel mondo accademico locale. Nel corso di Medicina, infatti, i posti disponibili rimangono nell’ordine di circa 350 nella sola sede di Perugia, con ulteriori opportunità nelle altre classi di laurea dell’area sanitaria.
Sul fronte politico, le parole della ministra non hanno spento le polemiche. Le opposizioni continuano a chiedere un ripensamento radicale del semestre filtro, accusato di aver aumentato l’ansia degli studenti e di aver prodotto risultati inferiori alle attese. Ma al di là dello scontro parlamentare, è sul terreno degli atenei che la riforma sarà giudicata. E Perugia, per dimensioni e rapporto tra iscritti e posti disponibili, rappresenta uno dei banchi di prova più delicati. Le prossime settimane, con il secondo appello e la definizione dei correttivi annunciati, diranno se il nuovo meccanismo riuscirà davvero a evitare l’effetto paradossale di una facoltà di Medicina con posti liberi e studenti esclusi, oppure se le criticità emerse nella prima fase continueranno a pesare sull’accesso e sulla qualità della formazione.
