di D.B.
Se risparmi ci saranno, probabilmente saranno generati non dall’aver tolto ai genitori la possibilità di acquistare il cibo ma dall’esternalizzazione di due cucine. Il Comune di Perugia, dopo l’aggiudicazione definitiva dell’appalto relativo alle mense scolastiche del capoluogo al Raggruppamento temporaneo di imprese guidato da All foods, interviene per fornire alcuni numeri dopo che, la scorsa settimana, a tenere banco è stato il dibattito sui risparmi, tra i motivi indicati dall’amministrazione a sostegno del cambio di sistema. «Le somme si tireranno alla fine del prossimo anno scolastico e, solo allora, si faranno le valutazioni concrete ed effettive» dice l’assessore Dramane Waguè alla fine di un lungo ragionamento nel quale loda l’operato degli uffici comunali e spiega di aver agito «non solo come amministratori ma ancor prima come genitori».
Offerta adeguata «I bambini sono il nostro futuro – aggiunge -, una risorsa che si deve coltivare nel presente con la creazione dei giusti presupposti, idonei ad una crescita in linea con la loro vitale natura, offrendo loro un’alimentazione completa ed equilibrata». L’assessore ricorda poi che il gestore garantirà un’offerta di «prodotti biologici e di qualità», «acquisto di materiale didattico e piccoli interventi nelle strutture in accordo con il Comune di Perugia, contributo per progetti di educazione alimentari e attività sportive, collaborazione nella redazione della Carta dei servizi e recupero degli alimenti non utilizzati per destinazione a fini sociali». Poi, si passa ai numeri, con la precisazione che, come avveniva negli anni scorsi, palazzo dei Priori pagherà solo i pasti realmente consumati.
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I numeri Per quanto riguarda le materne, la combinazione colazione-pranzo costerà 4,88 euro mentre l’anno scorso 4,92 (la colazione incide per 0,996 euro); quanto alle elementari, il costo è sempre di 4,88 euro contro i 4,95 dell’anno scorso. Il costo dell’approvvigionamento invece è stato quantificato in 1,633 euro a pasto, contro gli 1,872 e 1,907 dati ai genitori in passato. Secondo Waguè poi l’Iva che viene corrisposta all’impresa «non rappresenta un costo per il Comune di Perugia in quanto le somme derivanti dall’Iva vengono, comunque, recuperate». Il risparmio «sostanziale» però arriverà grazie all’esternalizzazione di due ulteriori cucine, «in quanto le spese di utenze, manutenzione, ripristino e sostituzione macchinari e così via non saranno più a carico dell’amministrazione comunale». In sintesi più che dal costo dei pasti i risparmi, se arriveranno, arriveranno da quest’ultima operazione.
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I Radicali Concetto che nel pomeriggio viene ribadito da Michele Guaitini, segretario di Radicaliperugia.org, che in una nota ringrazia l’assessore «che conferma appieno come l’aver tolto l’approvvigionamento delle derrate alimentari ai comitati dei genitori non porterà ad alcun risparmio. I risparmi che si otterranno già a partire da settembre e che a regime potrebbero arrivare a 2-300 mila euro annui sono dovuti all’esternalizzazione di due ulteriori cucine che erano a gestione diretta». Guaitini contesta i numeri forniti da Waguè, in particolare quelli relativi all’approvvigionamento: «L’anno scorso alla ditta appaltatrice spettavano 3,048 euro a pasto per preparazione, trasporto e “sporzionamento”, mentre quest’anno 4,88 euro. Detraendo da 4,88 euro 1,633 euro di approvvigionamento il risultato è di 3,247 euro a pasto (incremento del 6,5 per cento)». Un incremento identico anche a San Sisto, dove il servizio è sempre svolto da All foods: «Perché – si chiede allora Guaitini – nel polo di San Sisto per lo stesso identico servizio l’anno scorso il Comune pagava 4,58 e quest’anno pagherà 4,88 euro?».
Numeri contestati Da sottolineare poi come all’interno degli 1,22 milioni dati dal Comune ai genitori per l’acquisto del cibo, erano compresi anche quelli che servivano all’acquisto del cibo per gli alunni di due altre scuole («Il tiglio» e «Il flauto magico»), per le quali invece ora «il Comune dovrà provvedere con un bando a parte facendo lievitare i costi di circa 75 mila euro. Senza contare che si andranno a perdere quegli avanzi di gestione che venivano operati dai genitori e con i quali venivano finanziate attività extra-didattiche e acquisti di attrezzature scolastiche». Problemi ci sono anche per quanto riguarda l’Iva, dato che con una sentenza del luglio 2012 la Corte di cassazione ha stabilito che non è detraibile quando si parla di servizi di trasporto alunni e di mensa scolastica appaltati dal Comune a soggetti terzi. «L’Iva – concludono i Radicali – le amministrazioni pubbliche possono detrarla solo nell’esercizio di attività commerciali, dove i ricavi devono almeno coprire i costi e di tutta evidenza non è questo il caso».
Twitter @DanieleBovi
