«Il bando della gestione della ristorazione scolastica è illegittimo». A sostenerlo sono le associazioni (Adoc, Acu Umbria, Aiab Umbria, Cittadinanzattiva Umbria, Confconsumatori, Legambiente Umbria, Movimento Consumatori, Ya Basta Perugia e Unione nazionale consumatori) che si stanno battendo contro la gara indetta recentemente dal Comune di Perugia, attraverso la quale si toglie ai genitori la possibilità di acquistare il cibo poi servito ai bambini di molte scuole. Le associazioni dei consumatori, che martedì hanno parlato di fronte alla Quarta commissione di palazzo dei Priori dove è stato approvato un ordine del giorno del M5S, si dicono «pronte per la diffida».
Diffida La diffida si basa sulla presunta illegittimità del bando, che «non rispetta – dicono le associazioni – il comma 461 della L.244/07 e cioè la normativa che in caso di appalto obbliga gli Enti Locali ad applicare determinate disposizioni in sede di stipula dei contratti di servizio. In particolare, la previsione della Carta dei Servizi, la consultazione preventiva sul bando di gara dei consumatori singoli ed associati, la definizione dei parametri di qualità del servizio, la previsione di un sistema di monitoraggio permanente e le risorse economiche necessario a garantire agli utenti l’esercizio del diritto di controllo sulla qualità. Per questo abbiamo chiesto il ritiro del bando in autotutela».
Ricorso al Tar Le associazioni promettono anche di andare di fronte al Tar, al quale chiederanno di annullare il bando «qualora la giunta non ottemperasse agli impegni votati all’unanimità dalla commissione consiliare». Una commissione dove è stato approvato l’ordine del giorno del M5S dopo l’accoglimento di alcune modifiche proposte da altri gruppi consiliari. Alla giunta si chiede il rispetto del comma 461 della legge del 2007, il rispetto delle linee guida regionali, il coinvolgimento dei genitori nel controllo del cibo, un sistema di monitoraggio del servizio al quale dar vita insieme agli utenti, la presenza sulle tavole dei ragazzi di prodotti di qualità (dal biologico alla filiera corta fino ai Dop, Igp e così via), stoviglie lavabili e progressiva eliminazione di quelle in plastica.
Zampolini Intervenendo nel dibattito il dirigente del Comune Zampolini ha chiarito che «i prodotti inseriti nel capitolato d’appalto sono perfettamente in linea con le linee guida varate dalla Regione, cui rimandano. Il sistema che, dunque, è stato introdotto con il capitolato tutelerà al massimo la qualità dei prodotti, elemento base della gara, cui sarà commisurato un punteggio determinante per l’assegnazione dell’appalto». In più Zampolini ha aggiunto che «nel capitolato sono previsti a garanzia della qualità dei prodotti, controlli pregnanti e continui da parte del Comune con l’obbligo di presentare report semestrali ad opera dell’aggiudicatario».
Waguè Anche l’assessore Waguè ha assicurato che il bando prevedere «un ruolo fondamentale ai genitori ai fini del controllo e monitoraggio» e che «il sistema che verrà introdotto garantirà la massima qualità dei prodotti che verranno somministrati ai nostri figli». Alla seduta erano presenti anche i genitori che hanno ribadito la loro contrarietà a quanto deciso dal Comune, rimarcato che la qualità del cibo prevista dal bando è peggiore e annunciato la loro volontà di non partecipare alla stesura del capitolato «onde evitare di contraddire le posizioni da loro prospettate fin dall’avvio».
