Un recente studio internazionale ha evidenziato che un elevato consumo di alimenti ultraprocessati — snack confezionati, dolciumi, carni lavorate, bevande zuccherate — è associato a un aumento del 45 per cento del rischio di sviluppare polipi adenomatosi, lesioni precancerose considerate precursori potenziali del cancro del colon-retto. Gli autori sottolineano che «più ultraprocessati mangi, maggiore è il rischio».
In Italia la situazione sembra confermare una tendenza in peggioramento: secondo uno studio dell’Istituto superiore di sanità (Iss) pubblicato su Frontiers in Nutrition, gli alimenti ultra-processati contribuiscono ormai al 23 % dell’apporto energetico giornaliero della dieta italiana, pur costituendo un peso limitato in termini di quantità alimentare.
Per la regione Umbria sono disponibili alcuni studi che descrivono lo stato nutrizionale e le abitudini alimentari della popolazione, pur senza un’analisi specifica focalizzata esclusivamente sugli ultraprocessati. Dal rapporto “Stato nutrizionale e attività fisica in Umbria” emerge che tra il 2016 e il 2021 la quota di persone che consumavano almeno cinque porzioni di frutta o verdura al giorno è scesa dal 7,4 % al 5,5 %.
Nel contesto degli bambini (classe III scuola primaria), l’indagine nazionale OKkio alla salute per l’Umbria (2023) ha rilevato che solo il 41,3 % consuma frutta tutti i giorni, e il 28,3 % verdura tutti i giorni. Inoltre, il 6,4 % dei bambini dichiara di assumere bevande zuccherate quasi tutti i giorni, e lo 0,9 % snack salati “più volte al giorno, tutti i giorni”.
Un altro dossier regionale segnala che in Umbria più di un bambino su cinque consuma bibite zuccherate o gassate quotidianamente: la rilevazione afferma che «l’assunzione quotidiana di bibite zuccherate e/o gassate … interessa ancora più di un bambino su 5».
Questi numeri, seppur non indicanti in modo esplicito il consumo di cibi ultraprocessati nella forma definita dalle ricerche internazionali (merendine, piatti pronti, carni processate, snack confezionati), forniscono un quadro che lascia intendere una base di domanda e consumo che potrebbe favorire l’espansione degli ultraprocessati anche nella regione.
Tre elementi emergono con chiarezza. Primo: la dieta umbra presenta debolezze non irrilevanti — una quota molto bassa della popolazione adulta raggiunge le cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura, e l’uso di bevande zuccherate è tutt’altro che residuale nei più giovani. Secondo: pur in assenza di specifiche rilevazioni sugli alimenti ultraprocessati, le condizioni sono favorevoli perché quel tipo di alimento possa avere diffusione (ad esempio merende non adeguate, snack frequenti). Terzo: queste dinamiche assumono rilevanza anche alla luce delle evidenze internazionali che associano un uso elevato di ultraprocessati a rischio oncologico.
