Il tasso di variazione della popolazione nelle regioni nel 2016

di Daniele Bovi

Meno e più vecchi. Dopo aver raggiunto nel 2014 il picco più alto, continua a diminuire il numero di persone residenti in Umbria. Il dato lo si ricava dallo studio pubblicato lunedì dall’Istat relativo alle stime per l’anno 2016 degli indicatori demografici. Stando alle tabelle, il primo gennaio 2017 in Umbria erano residenti 889 mila persone, duemila in meno rispetto al primo gennaio dell’anno precedente. Questo dopo che nel 2014 era stato toccato il picco delle 896.742 persone, ovvero il massimo, come mostra il grafico basato sulle serie storiche dell’Istat, dal 1953. Nell’ultimo sessantennio si possono individuare sostanzialmente due fasi: una, con una diminuzione della popolazione umbra, che va dall’inizio degli anni ’50 al 1972, quando si tocca il minimo delle 776 mila unita; l’altra, crescente, che parte da qui e che dopo una fase di relativa stabilità nel corso degli anni ’80, arriva fino al 2014.

Nascite Numeri a disposizione per quanto riguarda le nascite in Umbria nel 2016 al momento non ce ne sono mentre a livello nazionale sì: 474 mila contro le 486 del 2015, il che conferma la tendenza alla diminuzione della natalità. «La riduzione osservata che a livello nazionale è pari al 2,4 per cento – dice l’Istat parlando del nuovo minimo storico toccato in Italia – interessa tutto il territorio, con l’eccezione della Provincia di Bolzano che registra invece un incremento del 3,2 per cento». Negativo in Umbria il saldo naturale, ovvero il numero delle nascite meno quello dei decessi (-1.300) mentre è positivo quello migratorio con l’estero (+1.700). L’Umbria poi si conferma una delle popolazioni con il più alto numero di anziani in rapporto alla popolazione: gli ultra 90enni sono 162 ogni 10 mila abitanti e davanti c’è solo la Liguria (180), anche se è in Umbria che l’Istat ha registrato il maggior incremento nel corso degli ultimi 15 anni (nel 2001 erano 83 ogni 10 mila).

IL CROLLO DELLE NASCITE IN UMBRIA: DATI E GRAFICI

Mortalità Quanto al tasso di mortalità è in riduzione in tutto il paese (608 mila decessi stimati, 40 mila in meno rispetto sl 2015), Umbria compresa, e quello standardizzato (che neutralizza cioè il fattore età permettendo un confronto tra le regioni) è del 7,6 per mille contro l’8,3 del 2015; un valore di poco più basso rispetto alla media nazionale (8,1 per mille). «Dissolto l’effetto della struttura per età – spiega l’Istat – la mortalità è più alta nel Mezzogiorno (8,7 per mille il valore del tasso standardizzato) e più contenuta nel Centro-Nord (7,9 per mille). La Campania, una delle regioni col più basso rapporto generico decessi su abitanti (8,9 per mille), risulta essere la regione col più alto rischio di morte (9,5 per mille) nel momento in cui è analizzata a parità di condizioni strutturali col resto del paese».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.