In Italia meno di un autovelox su dieci risulta in regola. È quanto emerge dai primi dati del censimento avviato dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per costruire una mappa nazionale dei dispositivi di rilevazione della velocità e chiarire quali siano effettivamente legittimi. Secondo il Mit, a fronte di circa 11mila apparecchi “informalmente rilevati” sul territorio nazionae, soltanto 3.800 risultano registrati sulla piattaforma telematica predisposta per la ricognizione, e poco più di mille rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione richiesti in fase di adozione. In sostanza, meno di un autovelox su dieci risulta completamente in regola secondo i criteri ministeriali.
Per l’Umbria, non risultano disponibili pubblicazioni istituzionali con il numero aggiornato di dispositivi registrati, ma secondo quanto consultabile dall’elenco per Comuni del ministero in regione sarebbero presenti oltre 50 autovelox, tra fissi e mobili. Si tratta comunque di un dato indicativo e in evoluzione.
Il censimento non è solo un passaggio formale: per rientrare nella mappatura ministeriale, ogni dispositivo deve essere registrato dall’ente titolare sulla piattaforma del Mit con informazioni dettagliate, tra cui tipologia, marca e modello, matricola e riferimenti ai provvedimenti di approvazione e omologazione. Gli apparecchi non segnalati restano fuori dal censimento e, secondo le regole ministeriali, dovrebbero essere disattivati. Ne consegue che le multe elevate tramite dispositivi non censiti, oltre a quelle rilevate con apparecchi approvati ma non omologati, rischiano di essere annullate in sede di ricorso.
Il tema ha una rilevanza giuridica immediata, a seguito delle pronunce della corte di Cassazione che hanno escluso la validità delle sanzioni elevate con autovelox approvati ma non omologati. Le associazioni dei consumatori segnalano il rischio di una “valanga di ricorsi” e chiedono un tavolo istituzionale tra enti locali, prefetture e ministero per chiarire le regole e dare certezza sia agli automobilisti sia agli enti. Il timore è anche pratico: se passa l’idea che le multe possano essere facilmente contestate, la funzione deterrente degli autovelox viene meno, con ricadute sulla sicurezza stradale.
Il Mit ha intanto trasmesso al ministero delle Imprese e del Made in Italy il decreto autovelox, che integra i dati del censimento, per la notifica a Bruxelles tramite la procedura Tris, con una fase di “stand still” di 90 giorni, e ha inviato il provvedimento al Consiglio superiore dei lavori pubblici per il parere. La questione centrale resta la distanza tra il numero reale di dispositivi presenti sulle strade e quelli effettivamente registrati: è da lì che dipende la legittimità delle sanzioni, la tenuta dei ricorsi e la credibilità complessiva del sistema dei controlli.
