Ci sono i lavoratori della polizia provinciale, le educatrici degli asili nido, gli addetti della sanità pubblica e privata, del terzo settore, quelli del Corpo forestale dello Stato, i precari dei centri per l’impiego, i lavoratori di ministeri, agenzie fiscali, ex comunità montane e altre categorie del lavoro dei servizi pubblici in piazza, a Perugia, in occasione dello sciopero generale proclamato da Fp Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl e Uilpa. Chiedono il «contratto subito per tutti, un sacrosanto diritto atteso ormai da 7 anni», questi i messaggi e gli slogan lanciati all’iniziativa nel centro storico perugino che si è soffermata sotto i palazzi della Regione.

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L’appuntamento In centinaia – oltre ai lavoratori anche rappresentanti degli studenti, comitati dei genitori e dei cittadini in difesa del corpo forestale – hanno sfilato da piazza Italia a piazza della Repubblica dove dal palco si sono alternate le voci delle diverse realtà coinvolte dallo sciopero, tutte unite da una richiesta precisa: ottenere il proprio contratto, senza distinzioni. «Sblocchiamo il futuro»: il messaggio diffuso dalla piazza di Perugia, un futuro che non può portare allo «smantellamento dei servizi pubblici, che invece si sta realizzando in Italia e in Umbria», hanno scritto i sindacati in una nota.

Il messaggio a Marini «Oggi qui a Perugia, come a Napoli e a Roma, i lavoratori dei servizi pubblici mandano un messaggio chiaro al governo – ha detto nel suo intervento conclusivo Rossana Dettori, segretaria generale della Fp Cgil nazionale – noi non ci stiamo allo smantellamento dei servizi pubblici. Non ci stiamo alla militarizzazione del corpo forestale dello Stato, alla chiusura delle Camere di commercio, non ci stiamo alle privatizzazioni che cancellano spazi pubblici in sanità. Non ci stiamo all’attacco agli asili nido pubblici, luoghi in cui si formano i cittadini del domani». Dal palco è partito poi un appello anche alla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini: «Oggi deve dirci da che parte sta, dalla parte dei lavoratori e dei cittadini che chiedono il rispetto di un loro sacrosanto diritto, o con il Governo che quel diritto continua a negarlo?». «Questo governo – ha concluso Dettori –, che nessuno ha eletto, a differenza di noi che ogni tre anni ci sottoponiamo al voto dei lavoratori, ha cancellato la parola lavoro dal proprio vocabolario. Ma deve essere chiaro che la nostra mobilitazione non si fermerà finché non porteremo a casa il risultato: ovvero un giusto contratto per tutte e per tutti».

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