«Sono convinto che sia da rivedere l’ordinamento normativo alla luce dell’evoluzione della società, ma l’unico che può farlo è il Parlamento e i sindaci che lo hanno fatto hanno compiuto un’azione arbitraria, provocatoria e strumentale». A parlare è il sindaco di Perugia Andrea Romizi che martedì ha partecipato alla seduta della Quarta commissione dove sono stati discussi due ordini del giorno presentati dai consiglieri del gruppo Pd: il primo impegna il sindaco al riconoscimento e tutela delle coppie formate da persone dello stesso sesso e il secondo alla trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero. Ordini del giorno che arrivano dopo la polemica dei giorni scorsi, nata dalla mancata trascrizione di un matrimonio tra due perugini gay celebrato a Londra.
Non sono omofobo Nel corso della seduta, alla quale hanno partecipato anche l’assessore Waguè, un ufficiale di stato civile, l’avvocato Rotelli in qualità di esperto della materia e Roberto Mauri per Arci-Omphalos, Romizi ha anche ribattuto alle accuse che gli sono state fatte: «Non ci sto che si dica che il sindaco e questa amministrazione siano omofobe – ha detto – né che si dica che il sindaco sia ostaggio di alcuni consiglieri più conservatori o che abbia dato direttive agli ufficiali di stato civile di non trascrivere. Sono affermazioni false e infondate e le azioni che abbiamo sostenuto, pur attirandoci qualche critica, lo dimostrano». Concetti ribaditi anche dall’assessore, che ha ricordato i numeri relativi al registro delle coppie di fatto, istituito dal Comune nel 2003, che da allora ad oggi ha visto l’iscrizione di sole 20 coppie, di cui 13 eterosessuali e 7 omosessuali.
Legislatore latitante Rotelli ha invece spiegato come il riconoscimento e la garanzia di diritti fondamentali siano individuati dalla nostra Costituzione non in maniera separata, ricordando anche che di fronte alla latitanza del legislatore, a intervenire spesso è stata la magistratura. Un esempio è a sentenza 138/2010 della Casszione, che a invitato il legislatore a decidere se estendere il matrimonio o comunque a introdurre un istituto alternativo. In questo senso, ha precisato ancora l’avvocato, va rivisto anche il testo dell’odg sul riconoscimento delle coppie di fatto tra persone dello stesso sesso. Quanto alla trascrizione del matrimonio (valido se contratto secondo le leggi del paese in cui viene celebrato), l’avvocato ha precisato che esso in Italia ha «effetti giuridici limitati, perché i cittadini italiani sono anche cittadini europei e in Europa la nozione di matrimonio è più ampia che da noi, anche se la competenza sul diritto di famiglia resta comunque in capo ai singoli stati membri».
È la legge L’avvocato in conclusione ha sostenuto che al sindaco non viene chiesto di legiferare al posto del parlamento, ma di trascrivere un matrimonio contratto all’estero per dare all’atto stesso pubblicità. Anche su questo punto quindi ha suggerito di modificare l’impegno proposto nell’ordine del giorno. Sul caso specifico che ha dato il la alla polemica, l’ufficiale di stato civile ha sottolineato che «la trascrizione non è stata fatta a fronte di una serie di sentenze già citate e del codice civile. Un sindaco che dia direttive diverse se ne assume in pieno la responsabilità, in più dobbiamo tener conto che non è del tutto esatto sostenere che un atto trascritto serva solo ai fini di pubblicità, dato che è una certificazione a tutti gli effetti».
Scelta politica Nel suo intervento infine Mauri ha riconosciuto alcune «scelte significative» fatte dal Comune, ribadendo però che la scelta di non trascrivere il matrimonio sia stata una precisa scelta politica. «Si tratta – ha detto- di dare a tutti i cittadini di Perugia uguaglianza di possibilità, per arrivare alla realizzazione personale e quindi sociale. È vero che manca una normativa nazionale ed è vero anche che lo Stato si deve prendere carico della comunità Lgbt, ma è importante che l’invito al parlamento in tal senso venga da Perugia, capoluogo di regione. Sarebbe un gesto simbolico importante, che non toglierebbe niente alla comunità degli eterosessuali». Date le sollecitazioni arrivate, alla fine della discussione il consigliere del Pd Bori ha deciso a nome di tutti i proponenti di rinviare la votazione sugli odg così da poter apportare le modifiche necessarie e ascoltare altri esperti in materia.
