di Daniele Bovi
Un convegno, una mostra e anche un videomapping a Perugia, in piazza IV Novembre. Sono queste alcune delle iniziative in programma per festeggiare i primi cinquant’anni dello stemma della Regione, raffigurante i Ceri di Gubbio. In particolare, l’anniversario cadrà il 30 ottobre, a 50 anni esatti dalla legge 37 con cui venne adottato lo stemma. Tra le altre iniziative, giunta e consiglio regionale organizzeranno una mostra nella sala del Consiglio d’Europa a Strasburgo, mentre il convegno si terrà nella Sala dei Notari di Perugia.
La scelta Dopo le prime elezioni regionali, che si tennero nel 1970, nel dicembre di un anno dopo il consiglio regionale diede vita a un concorso pubblico per la realizzazione dello stemma, che raffigura in rosso i tre Ceri di Gubbio, delimitati da strisce bianche su un campo argento di forma rettangolare. All’epoca la commissione che si occupò di scegliere tra i diversi progetti presentati (tra gli altri l’ex presidente Francesco Mandarini e lo storico Bruno Toscano), scelse quello degli architetti Gino e Alberto Anselmi ritenendolo una «efficace identificazione simbolica di elementi radicati nell’antichissima storia dell’Umbria e ancora oggi vivi; elementi che è parso alla Commissione trascendano il loro originale valore municipale per rappresentare degnamente la collettività regionale nel suo insieme». Un’immagine, quella dei Ceri, che «porta con sé: antico – moderno; pre-cristiano – cristiano; civile – religioso; urbano – agrario».
L’idea I due architetti presero ispirazioni da una cartolina degli anni Venti che era stata inviata loro dal nonno materno e poi conservata tra i ricordi di famiglia. «Ci premeva che stemma e gonfalone – scrissero all’epoca gli architetti – divenissero “segnali” di quel territorio, e che quindi rispecchiassero lo spirito, le tensioni, l’atmosfera, i colori di quei luoghi che ancora vivono di profonde valenze medievali; luoghi che si connotano attraverso usanze, costumi, gesti, tradizioni di antico sapore proponendosi attraverso spazi incontaminati, volumetrie e materiali di sette secoli orsono». Nel complesso alla Commissione l’idea di Gino e Alberto Anselmi sembrò una «felice traduzione dell’originale in uno schema grafico essenziale» che conseguiva «un singolare equilibrio».
