Una neonata (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Sempre meno residenti e nuovo record negativo di nascite in Umbria. Sono questi alcuni dei dati che emergono dall’ultimo report dell’Istat riguardo la dinamica demografica del 2022. Un anno in cui in Umbria, stando ai dati dell’Istituto (ancora provvisori), si è passati dagli 858.812 residenti di gennaio agli 854.599, con una flessione dello 0,5 per cento.

La popolazione Un arretramento più marcato rispetto alla media del paese e del resto delle regioni del Centro (entrambe -0,3 per cento), mentre in quelle del Nord la flessione si è fermata allo 0,1 per cento; per quelle del Sud, invece, si parla di un -0,6 per cento. Non tutte le regioni però hanno chiuso l’anno con il segno meno. Nel 2019 la provincia autonoma di Trento, la Lombardia e l’Emilia-Romagna avevano registrato incrementi di popolazione (rispettivamente +0,3, +0,2 e +0,1 per cento). Dopo un crollo nel biennio 2020-2021 dell’un per cento circa, nel 2022 queste recuperano residenti tornando su livelli positivi (rispettivamente +0,2, +0,1 e +0,04 per cento). Al Sud invece Campania e Sicilia dopo aver colmato le perdite nel 2021, l’anno seguente registrano un nuovo arretramento dello 0,6 per cento.

GRAFICO: LE NASCITE IN UMBRIA NEGLI ULTIMI 20 ANNI

Nuovi scenari «Se nel biennio 2020-2021 la dinamica demografica – nota Istat – è stata prevalentemente influenzata dalle conseguenze degli effetti dell’epidemia da Covid-19, nel 2022 il verificarsi di alcuni fattori contingenti (l’uscita dallo stato di emergenza sanitaria, la crisi internazionale a seguito del conflitto in Ucraina, l’eccesso di caldo nei mesi estivi) delinea nuovi scenari. Al termine dello stato di emergenza sanitaria a fine marzo 2022 la dinamica demografica restituisce l’immagine di un bilancio di popolazione ancora perturbato dagli strascichi della pandemia». Nei primi tre mesi dell’anno infatti si è concentrata quasi la metà dei decessi (46,4 per cento contro il 26 per cento dell’Umbria) e ad aggravare la dinamica naturale hanno contribuito anche le ondate di calore.

Le nascite Il 2022, in Umbria come nel resto del paese, è stato poi l’anno in cui è stato registrato un nuovo record negativo delle nascite: se in Italia si parla di meno di 393 mila neonati a fronte di 713 mila decessi, in Umbria i primi sono ormai scesi sotto quota cinquemila (4.920) mentre i decessi sono stati quasi 12 mila (11.606, il dato più elevato dal 2019). In proporzione, quindi, se si tiene conto del rapporto tra nascite e morti il dato dell’Umbria è peggiore rispetto a quello del resto del paese. Guardando invece al 2021, se in Italia il calo è stato dell’1,9 per cento in Umbria ha toccato il 6 per cento. L’altro dato certo è che la flessione va avanti ininterrottamente dal 2008, anno in cui in Umbria era stato toccato il picco massimo degli anni Duemila (8.271 neonati).

L’Italia e l’Europa «Se l’andamento delle nascite del 2021 – spiega Istat – ha lasciato pochi dubbi sul ruolo svolto dall’epidemia nei confronti dei mancati concepimenti, più complesse sono le dinamiche alla base del calendario nel 2022. Il contesto della crisi sanitaria ancora presente nel 2021 e le conseguenti incertezze economiche potrebbero avere incoraggiato le coppie a rimandare ancora una volta i loro piani di genitorialità». Una situazione che non riguarda certo solo l’Umbria e l’Italia: «A livello europeo – scrive infatti Istat – la situazione registrata nel nostro paese non è un’eccezione, trovando punti di contatto sia con la Spagna, che è caratterizzata da un profilo simile al nostro, sia con la Francia che, pur facendo rilevare livelli di fecondità storicamente più elevati, nel 2022 registra comunque un calo soprattutto a partire dal mese di luglio».

Migrazioni Questa dinamica naturale non viene compensata dai saldi migratori, in particolare da quelli con l’estero, che sono i più consistenti. Nel 2022 i numeri su questo fronte sono tornati col segno più: in Umbria il saldo tra iscrizioni e cessazioni è positivo per 3.743 unità, in crescita ovviamente rispetto al biennio della pandemia ma anche sul 2019, quando si attestava a quota 2.655. «La ripresa dei movimenti migratori internazionali – scrive Istat è stata consistente, in parte dovuta alle ripercussioni della crisi internazionale a seguito dello scoppio del conflitto in Ucraina».

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