Protesta invalidi civili (Foto Fabrizio Troccoli)

di Maurizio Troccoli

«Neppure sotto i ponti possiamo andare a dormire, anche lì è pieno di bisognosi» è soltanto uno dei messaggi di denuncia che sono stati urlati questa mattina sotto il palazzo della Regione. Storie di invalidi civili e di famiglie comuni su cui spesso i riflettori della cronaca sono spenti. E che però si accendono in questi momenti nei quali la disperazione urla visibilità. Sono arrivati con gli striscioni, hanno chiesto un incontro con la presidente Marini («volevamo parlare con lei, abbiamo chiesto un incontro da tre mesi ma non è stato possibile», dice uno dei loro rappresentanti che però è riuscito a parlare con altri dirigenti regionali) ed ora dicono di non fermarsi e di andare fino a Roma, fino ai vertici nazionali di partito.

Le rivendicazioni Ma cosa si nasconde dietro ad un malessere, ad una rabbia che ha la cifra dell’insofferenza e della disperazione? Ci sono storie quotidiane di persone che vorrebbero un minimo di dignità, un lavoro adeguato al proprio stato di invalidità, vogliono un minimo di attenzione e di sensibilità, vogliono che la politica si occupi anche di loro, vogliono che lo sfratto che li ha raggiunti sia soltanto un brutto sogno, vogliono qualcosa in più di 250 euro al mese, vogliono «poter pagare il biglietto del minimetrò per venire a fare la protesta a Perugia» vogliono vedersi riconosciuti i propri diritti e vogliono che i politici si interroghino su come sia possibile pagare un affitto, le bollette dell’acqua, il gas per riscaldarsi, la spesa per nutrirsi e il minimo necessario per sopravvivere con così pochi denari.

E la politica? Lo chiedono perchè probabilmente sanno, o immaginano che troppo spesso la politica queste domande non se le fa. O quantomeno difficilmente riesce a fornire risposte concrete. «Quelle concrete vogliamo di risposte – dice un altro partecipante alla protesta – non solo che ci venga detto che non ci sono i soldi. Poi chiedono a noi di dare loro i suggerimenti. Se proprio lo vogliono un suggerimento io glielo do», dice ancora: «Comincino a tagliarsi gli stipendi, vivano anche loro un mese con 250 euro, vengano a casa mia li ospito io, vengano a mangiare con me e con gli altri della mia famiglia per un mese e a riscaldarsi con quello con cui ci riscaldiamo noi e a soffrire come soffriamo noi».

L’attesa e la risposta Restano lì gli invalidi civili ternani, lì fuori le porte del palazzo della Regione, in attesa che la delegazione scenda, fiduciosi di ricevere una buona notizia, una rassicurazione, una risposta che non abbia il sapore del politichese. E la risposta arriva.  «I soldi mancano perché il governo ha tagliato i fondi da destinare al welfare. Ci impegneremo politicamente affinché si possa trovare una soluzione al problema». Politichese?

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.