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sabato 8 maggio - Aggiornato alle 00:13

«L’Umbria ha dimostrato che se ha i vaccini corre veloce. Siamo terzi in Italia»

Si vuole viaggiare a 7 mila vaccini giornalieri, chieste altri 10 mila dosi in queste 2 settimane: avanti con ultra 80enni e 70enni

©Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Quando raggiunge quota 217.565 vaccini inoculati il commissario all’emergenza Massimo D’Angelo vuole dire in maniera netta: «Abbiamo dato prova che la nostra macchina è veloce. Se ci sono i vaccini». Poche parole per rispondere a quanti hanno messo in dubbio l’efficacia della macchina umbra nella vaccinazione. Rafforza il concetto l’assessore Coletto: «La gente davanti ai tg ascolta che arrivano in Italia milioni di vaccini e si chiede: perchè l’Umbria non ci vaccina allora? La risposta è che al momento questi arrivi sono annunci. Non abbiamo quelli che ci servono, abbiamo dimostrato di riuscire a vaccinare anche 7mila umbri senza impiegare le farmacie».

7mila al giorno Un numero che si vorrebbe confermare come ‘andamento di crociera’. Per questa ragione «abbiamo una interlocuzione con il Governo – ha detto D’Angelo – per avere 10 mila vaccini in più, 5 mila per questa settimana e altrettanti per la prossima». Il commissario ricorda che l’Umbria si porta dietro «un deficit originario». «Non sono mai arrivate le 8mila dosi che avevamo richieste, come le 50mila a seguito della prima lotta alle varianti».

I dati I numeri forniti in occasione dell’aggiornamento settimanale sull’emergenza parlano di 73mila tra vaccinati e prenotati tra gli ultra ottantenni e di 26.624 somministrazioni, al 14 di aprile, per la categoria 70-79 anni che è composta da 97mila persone circa. Tra gli estremamente vulnerabili per patologia su 64.130, hanno ricevuto la prima dose o sono stati prenotati per averla 46.836 soggetti. Di queste categorie, nell’insieme, ne sono stati vaccinati 7.017 il 12 aprile, 7.600 il 13 e 7.567, il 14.

Il problema sono gli approvvigionamenti «Non è possibile stabilire – ha detto ancora il commissario – quando inizierà la vaccinazione per la fascia 69-60 anni. Questo perchè il numero delle forniture non è stabile, ma altalenante. La velocità della campagna vaccinale – viene ribadito – dipende dalle dosi disponibili». Quindi dal Governo, che a sua volta dipende dalle case farmaceutiche, non quindi dalla Regione che deve metterci la manodopera, e ce la sa mettere, è il ragionamento dei vertici sanitari dell’Umbria. Anche perchè i farmacisti rappresenteranno manodopera aggiuntiva dopo l’accordo avuto con la Regione e che potranno fare crescere quella quota dei 7mila vaccini giornalieri. A questi – è stato spiegato – sarà dato il vaccino Astrazeneca, quello che zoppica di più, sugli arrivi. Tranne che non accada qualcosa sulle autorizzazioni per le temperature del vaccino Pfizer. Come ha fatto l’autorità Svizzera che ha disposto il vai alla conservazione del vaccino a temperature più gestibili, quelle cioè dei -20 gradi, che potrebbero sostenere anche le farmacie con le proprie linee del freddo.

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