di G.O.

Il lusso nel comparto tessile umbro cresce e il brand Lorenza Antoniazzi si ritaglia un posto in primo piano in questo panorama grazie all’attenzione alla tracciabilità e al fatto a mano. Il marchio, fortissimo per export, punta ora a posizionarsi sul segmento di Loro Piana e ad aumentare sempre più il fatturato anche grazie a nuovi punti vendita in Asia.

Obiettivi di crescita Gianluca Mirabassi, amministratore delegato di Lorena Antoniazzi, intervistato da Maria Teresa Veneziani per il Corriere della sera, racconta il piano di sviluppo dell’azienda: «Ogni dieci anni cambia il modello di business, il piano industriale di quattro anni fa, che dagli attuali 35 milioni di euro di fatturato e crescita tra il 15 e il 18 per cento, prevede di raggiungere i 40 milioni entro il 2024, per arrivare all’obiettivo dei 50 tra il 2025 e 2026». Un traguardo enorme per un’azienda nata nelle colline umbre nel 1993 che oggi vende principalmente all’estero, in particolare in Asia, dove infatti sono in programma due aperture a Pechino e Astana. Altro obiettivo dichiarato «il posizionamento del brand sul mondo Loro Piana», afferma Mirabassi.

Formazione e artigianato Secondo l’ad di Antoniazzi la loro è un’«artigianalità contemporanea, rimasto ormai l’unico comparto del vero lusso da indossare». L’azienda si contraddistingue per la scelta dei materiali, specialmente nel cashmere, e per una certa capacità di valore di «mettere l’uomo al centro». «Fin dall’inizio abbiamo considerato i fornitori come fossero parte dell’azienda – spiega Mirabassi a Corriere – facevamo riunioni semestrali e cene per informarli del programma, li supportavamo investendo sui macchinari e sulla formazione dei giovani. Nell 2013, durante la mia presidenza all’Industria tessile umbra, è stato il primo anno in cui abbiamo iniziato a proporre corsi. Ancora nella nostra azienda a Perugia abbiamo un’accademia per maglieriste e rammendatrici, in parte prese in azienda e altre dai fornitori».

Fatto a mano La tracciabilità e la filiera tutta Made in Italy sono il valore aggiunto del brand dal 2013, sui loro prodotti è presente infatti un qr code sull’etichetta che permette di risalire all’origine e alle diverse fasi di lavorazione dalla tessitura al controllo qualità. «Il 70 per cento del processo produttivo infatti è ancora manuale – spiega il Ceo – affidato a persone esperte che riescono a creare prototipi per poi coniugare l’estro artigianale con il processo industriale».

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