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mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 12:18

Lo Zooprofilattico: «In caso di peste suina in Umbria andrebbero abbattuti tutti i cinghiali»

Audizione del direttore in consiglio regionale: al momento nessun caso di Psa tra Umbria e Marche. Razza  attuale proveniente dai Balcani: animali più grandi e più prolifici

Un gruppo di cinghiali

di D.B.

In caso si registrasse un caso di Peste suina africana in Umbria, andrebbero abbattuti tutti i cinghiali, che sono all’incirca 70 mila. A dirlo mercoledì è stato il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale Umbria-Marche, Vincenzo Caputo, nel corso di un’audizione di fronte alla Seconda commissione del consiglio regionale. All’interno dell’Istituto è inquadrato anche il Cerep, il Centro di referenza nazionale per le pesti suine, che esegue i test di conferma.

TEST E ABBATTIMENTI, COSA PREVEDE IL PIANO REGIONALE

L’audizione Caputo ha spiegato che non sono stati registrati casi di Psa nei territori di Umbria e Marche e che, dopo l’abbattimento dei cinghiali, andrebbero soppressi anche i suini di allevamento che nella Regione, secondo i numeri riportati nei giorni scorsi da Umbria24, ammontano a quasi 200 mila. Tra le possibili conseguenze anche il blocco dell’attività di trasformazione delle carni crude e dei salumi di cinghiali e maiali (che potranno essere consumate solo dalle comunità locali) e anche la sospensione delle attività umane come trekking e caccia, per limitare la diffusione della peste. Provvedimenti già in vigore in alcune zone d’Italia, a partire da quella a cavallo tra Liguria e Piemonte dove sono stati accertati i primi casi a inizio gennaio.

MAIALI, UMBRIA TRA LE REGIONI CON PIÙ CAPI E MACELLAZIONI

Cinghiale dei Balcani Secondo i dati forniti dall’Istituto, negli ultimi cinque anni sono stati controllati 110 mila cinghiali, 30 mila dei quali solo nel 2021. In tutta Italia ce ne sarebbero due milioni, un numero giudicato da Caputo troppo alto. Il direttore ha poi sottolineato che la razza attuale è quella del cinghiale dei Balcani, che arriva a 240 chili (contro gli 80 di quello italico) ed è tre volte più prolifico. Secondo Caputo sarebbe necessario che la Regione emanasse «un provvedimento per gestire le specie problematiche come il cinghiale, prevedendo una cabina di regia che coordini tutti gli interventi necessari ad affrontare questa situazione».

Nel corso del pomeriggio il servizio completo

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