di Chia.Fa.

In Umbria i ricorsi tributari sono in crescita: il 2024, infatti, si è chiuso con un incremento del 50,9 per cento, passando dalle 621 istanze depositate nel 2023 alle 937 contate al 31 dicembre scorso. Tuttavia il 73,7 per cento dei ricorsi di primo grado vengono depositati davanti alla commissione o corte tributaria provinciale di Perugia, che nell’anno appena passato ne ha registrati 691, mentre lo stesso ufficio giudiziario di Terni si è fermato a 246.

Eppure entrambe le corti di primo grado, sia quelle del capoluogo di regione che quella della Conca, hanno in organico sei giudici ciascuna, con Perugia che può contare soltanto su un organico maggiore per il personale amministrativo, che lì è composto da 10 unità e a Terni da sette. Il risultato è che a Perugia ogni giudice è chiamato a esaminare in media 115 ricorsi, mentre nella città dell’Acciaio il lavoro dei togati si ferma a 41.

La fotografia sullo stato di salute della giustizia tributaria di primo grado in Umbria è stata scattata da Il Sole 24 Ore, ma non è un’eccezione. Analizzando i dati delle commissioni provinciali italiane, infatti, il quotidiano economico segnala come nell’ultimo anno quasi il 70 per cento dei ricorsi tributari di primo grado si è riversato su 39 sedi a fronte delle 103 aperte. Una sintesi, questa, che replica più o meno esattamente il disequilibrio riscontrato in Umbria.

In questo quadro si inserisce la riorganizzazione della giustizia tributaria, che andrebbe varata entro il prossimo 31 agosto, ma che rischia di slittare di diversi mesi. Le coordinate ufficiose fin qui note, dovrà poi essere il ministero dell’Economia e delle Finanze a tracciare la rotta della riforma della geografia giudiziaria delle corti tributarie, è di lasciare la commissioni di primo grado soltanto nei capoluoghi di regione, valutando nelle regioni più popolose la possibilità di mantenere anche un altro o altri due uffici di primo grado, tenendo a mente che le stime fin qui circolate prevedono che l’efficienza di una corte si realizza con almeno 700 ricorsi l’anno. Da qui il rischio molto concreto che la corte provinciale tributaria di Terni possa chiudere i battenti.

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