di Maurizio Troccoli
Si sarebbe dovuto recuperare sulle liste d’attesa per le visite mediche e invece i ritardi dovuti alla pandemia, che si sono sommati a quelli già esistenti, continuano a essere tali: solo ritardi. Che si traducono in rischi per i pazienti di aggravamento delle patologie. Occasione mancata dunque in questi sette mesi da quando cioè la Regione, recependo le direttive del Governo, ha dato mandato alle Asl e alle aziende ospedaliere di attivare il piano indicato per smaltire più visite possibili. Come indica una lettera scritta dal direttore generale della sanità Massimo D’Angelo, anticipata dal Corriere dell’Umbria, i risultati non si vedono. In occasione della prima lettera che D’Angelo invia all’ospedale di Perugia e alla Usl 1, nel ricordare le indicazioni di gestione dell’overbooking del 20%, fa sapere che «le agende non sono state» neppure «ancora aperte », ad eccezione di pochi casi. Aggiunge quindi che «si dispone l’immediata apertura». I toni sono emblematici di un clima di insoddisfazione se non di sfiducia rispetto agli obiettivi prefissi. Se non bastasse alla comprensione dei vertici, D’Angelo ricorda anche che «l’abbattimento delle liste d’attesa rientra tra gli obiettivi dei direttori generali».
«Sono convinto – ha detto D’Angelo rispondendo a Umbria24 – che il sistema deve migliorare. Significa che deve garantire l’azione di presa in carico del 20% di overbooking». Oltre a confermare modalità e sostanza della comunicazione trasmessa ai suoi diretti subordinati, responsabili per ogni azienda sanitaria, D’Angelo esprime insoddisfazione legata al convincimento che non si sta facendo quanto invece si è nelle condizioni di potere fare: «L’approfondimento diagnostico e follow up devono essere compiuti dallo specialista che esegue la prima visita al paziente» e questo non risulta dai dati. Alla domanda rivolta al direttore generale se a seguito della sua lettera ci sono stati segnali da parte dei direttori delle aziende sanitarie, ha risposto: «I segnali ci sono, ma a me non interessano i segnali, ma i risultati. Monitoro e valuto quelli». A D’Angelo i vari direttori tuttavia potrebbero contestare l’annoso problema di risorse umane e strumentali, come a dire: senza strumenti come si fa a pretendere? Ma il direttore generale non vuole sentir ragioni: «Abbiamo verificato gli standard, collegati agli obiettivi che non valgono solo per la nostra sanità ma per tutti. E per quanto ci riguarda il personale è presente». Il direttore generale quali medici specialistici non prescrivono e non prenotano: pressapoco un terzo, in ambito Usl 1, rispetto al totale dei 360 censiti e formati, ai quali se si aggiungono quelli che prescrivono soltanto, quindi siamo alla metà esatta di ‘inadempienza’ rispetto alle indicazioni. Percentuale che scende al 41% per la Usl 2, sale al 59 all’ospedale di Perugia e al 7% a quello di Terni. Sempre dalla lettera, si evince che non vengo rispettati, in molti casi, i tempi degli esami neppure per i pazienti cronici.
