di Daniele Bovi
Trasformare una zona in parziale degrado – quella del castello – in un quartiere modello all’insegna della sostenibilità ambientale e sociale, allo scopo di renderlo uno dei primi centri storici del genere in Europa. Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto sono stati una ventina gli studenti del corso di Progettazione urbanistica del Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’Università di Perugia (più altri 20 da altri paesi d’Europa) che hanno partecipato, a Lisbona, al decimo Seminario internazionale di progettazione organizzato in collaborazione con il Comune di Lisbona. In tutto dieci giorni sotto il coordinamento scientifico e didattico dei professori Giorgio Peghin (Università di Cagliari) e Mariano Sartore (Università di Perugia) e sotto la direzione dei docenti Antonio Angelillo (Acma Milano) e Joao Nunes (Accademia di Mendrisio Usi, mentre da Perugia arriva Maria Carmela Frate, presidente della Fondazione umbra per l’architettura).
Il Ciul Sede delle attività uno spazio molto interessante della città ovvero il Ciul, il Centro di informazione urbana di Lisbona voluto dal Comune per tenere memoria delle trasformazioni urbanistiche della città (fondamentale l’Expo del ’98, un punto di svolta), diffondere conoscenza e promuovere dialogo. Qui gli studenti sono stati divisi in gruppi multidisciplinari lavorando al mattino sui temi oggetto del seminario, mentre nel pomeriggio hanno potuto assistere a lezioni tenute, tra gli altri, da alcuni tra i più importanti architetti e paesaggisti viventi come Pedro Campos Costa, Joao Gomes da Silva, Joao Soares (Università di Evora), Rui Braz (Università Faup di Porto) e Gonçalo Byrne. Il terreno sul quale gli studenti si sono esercitati è estremamente stimolante. Camminando lungo le vie di Lisbona, dalla iperturistica Baixa alle colline come quella des Amoreiras che si affaccia sul Tago fino al lungofiume che si snoda per oltre 12 km chilometri – quelli che separano, se si volessero prendere due punti di riferimento, la Torre di Belem dal museo degli splendidi azulejos – si percepisce il fermento di una città in vorticoso movimento.
Esempi di successo Nel quartiere Do Beato è sorto su un’area di 100 mila metri quadri (investimento da 400 milioni di euro) quella che è probabilmente la più grande area europea dedicata all’innovazione (Mercedes è tra i partner); dall’altra parte della città la LX Factory è ormai entrata tra le tappe obbligate delle guide turistiche in una città punteggiata da cantieri e nuove attività imprenditoriali gestite da giovani; un esempio tra molti, di successo, è la birreria Dois Corvos, sempre a Do Beato, fuori dalle classiche rotte del turismo, mentre tutt’intorno locali e ristoranti spuntano come funghi.
Programmazione Nelle aree più centrali, anche nei quartieri non turistici come quello tagliato dall’avenida Duque de Avila, intere zone sono state restituite ai pedoni e alle bici restringendo lo spazio riservato alle auto; al posto dell’asfalto è stata posata la celebre calçada, ovvero la pavimentazione fatta di piccole pietre di calcare e basalto. Talmente caratteristica che in pieno centro, nella zona chiamata proprio Restauradores, ci sono le statue di due operai intenti a prendersi cura di questo pezzo di storia lisbonese. Un’operazione fatta con poco che ha prodotto una riappropriazione di interi pezzi di città a favore non solo di pedoni e bici, ma più in generale della socialità: basti vedere i gruppi di persone intente a chiacchierare sedute sulle panchine o sui tavoli dei locali che hanno approfittato di questi nuovi spazi aperti. Tutto, sia dal punto di vista economico che da quello urbanistico, non è ovviamente frutto del caso ma della pianificazione (un esempio sono il taglio delle tasse per chi apre un’impresa o la semplificazione della burocrazia).
I problemi Accanto alle cose positive ovviamente c’è una lunghissima lista di problemi in una città che cambia a passo di carica e che, come l’intero Portogallo, si è lasciato alle spalle la crisi. L’immagine piazzata sulla locandina del seminario è un buon punto di partenza per parlare ad esempio dell’impatto del turismo: dall’alto del castello si vede una enorme nave da crociera attraccata sulle sponde del Tago, pronta a far scendere migliaia di persone ogni volta. Da poco tempo ha aperto i battenti il nuovo terminal dedicato proprio ai giganti del mare che inevitabilmente avranno un impatto notevole sulla vita della città. In generale nelle poche ore ferme le navi danno la possibilità ai viaggiatori di visitare, in tour guidati, le principali attrazioni della città per poi ripartire. La tappa obbligata è proprio quella del castello, con l’Alfama e la Mouraria, la più monumentale e caratteristica: quale sarà l’impatto di queste decine di migliaia di persone sul tessuto di quest’area delicata?
I temi In passato è già stata sottoposta a un piano di recupero e gli studenti hanno dovuto elaborare le loro proposte partendo dalle risorse del luogo, come le antiche fonti di acqua calda, senza dimenticare gli aspetti sociali, culturali, economici e anche quelli simbolico-identitaria. Come governare i flussi turistici? come cercare di alleviare l’impatto della gentrificazione (quel processo per cui una zona, in generale popolare, viene abitata in modo sempre più massiccio da persone ad alto reddito)? Quali politiche per la coesione sociale, gli alloggi, l’apertura di nuovi spazi culturali, l’autonomia energetica e i trasporti?
Le chiavi «Avendo come oggetto un quartiere storico centrale caratterizzato da un tessuto urbano particolarmente denso – spiega Sartore – consolidatosi in epoca medievale ma su una matrice riconducibile alla precedente epoca di dominazione araba, caratterizzato da un tessuto edilizio in buona parte riconfigurato nel corso dei secoli successivi e poggiato su un territorio orograficamente molto articolato, la richiesta di prefigurare assetti, forme e modalità di intervento informate dal principio della sostenibilità (non solo energetica e ambientale, ma anche sociale ed economica), appariva sicuramente interessante e affascinante, ma nella consapevolezza che larga parte del fascino derivava proprio dalla sua complessità e difficoltà. Tanto più in considerazione del progressivo abbandono che ha caratterizzato il quartiere nel corso dell’ultimo mezzo secolo e del repentino intenso processo di trasformazione che lo ha investito nel corso degli ultimissimi anni».
Passato e futuro Abitare, accessibilità/mobilità, acque, agricoltura, energia, turismo e vuoti urbani sono state le chiavi di lettura per possibili approcci e secondo il docente sono state elaborate «soluzioni articolate e spesso originali, si caratterizzano non solo per una profonda e inedita coerenza, ma ancor più per la loro multiscalarità e multidisciplinarità». «Sorprendente» poi è stata la «capacità di lettura e di progettualità sistemica del quartiere nel suo insieme», così come quella di «riconoscere le diverse parti che lo compongono e il ruolo del quartiere nel sistema urbano complessivo, dando luogo a proposte giudicate di grande interesse per l’amministrazione comunale, anche quando divergenti rispetto alle ipotesi da loro elaborate». Per Sartore però «il pregio maggiore di questa esperienza risiede nella profonda e rapida capacità dimostrata da parte dei partecipanti di interiorizzare il ruolo dell’architetto e/o dell’urbanista come rappresentato da Byrne nel corso della sua lectio magistralis: “Colui che si muove e modella la materia nel presente, guardando al passato per procedere verso il futuro”».
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