La conferenza stampa di questa mattina

Una nuova speranza si concretizza per i pazienti affetti da leucemia a cellule capellute. Questo è quanto è emerso dal 19esimo congresso della Società europea di ematologia (EHA) che si è svolto nei giorni scorsi a Milano e a cui hanno partecipato più di 10 mila ematologi e ricercatori provenienti da ogni parte del mondo. Un convegno dove lo staff di Ematologia del Santa Maria della misericordia di Perugia, diretto dal professor Brunangelo Falini, ha ricevuto una serie di riconoscimenti per i risultati ottenuti a proposito dello studio sulle cure a pazienti affetti da leucemia a cellule capellute. Risultati e riconoscimenti dei quali si è parlato lunedì mattina a Perugia, a palazzo dei Priori, dove Falini ha tenuto una conferenza stampa insieme al rettore Franco Moriconi e al dg dell’Azienda ospedaliera Walter Orlandi.

Lo studio Lo studio dei ricercatori perugini è stato scelto tra 2.500 presentati al convegno  e, in tutto, le ricerche oggetto di discussione ed approfondimento sono state appena sei. Le speranze sono legate all’impiego di un farmaco intelligente, chiamato Vemurafenib, nel trattamento della leucemia a cellule capellute, una forma particolare di leucemia cronica che è così definita per la presenza di caratteristici prolungamenti sulla superficie delle cellule tumorali. Il farmaco è un inibitore specifico di un gene mutato (Braf), e riesce ad essere efficace laddove le terapie ‘classiche’ non rispondono. Ideato e coordinato da Falini, il progetto è stato finanziato dall’Airc e condotto su 28 pazienti. Più del 90% dei pazienti ha dimostrato una risposta clinica significativa al Vemurafenib e in più di un terzo si è ottenuta una remissione completa. «Un risultato eccezionale – sottolinea Falini – specialmente se si considera che la maggior parte dei pazienti che sono entrati nello studio avevano in precedenza ricevuto varie linee di terapia senza risultato».

Eccellenze «È pertanto verosimile che il Vemurafenib possano rappresentare a breve una nuova opzione terapeutica per i pazienti con leucemia a cellule capellute resistenti alle terapie convenzionali . Di solito la risposta al trattamento è abbastanza rapida e si osserva nel giro di 2-4 mesi. Come obiettivo futuro immediato ci proponiamo l’impiego del Vemurafenib in combinazione con l’immunoterapia, al fine di aumentare ulteriormente la percentuale di remissioni complete». «Le eccellenze scientifiche – ha detto Moriconi – sono un grande patrimonio che l’Ateneo intende condividere con la città di Perugia. Non a caso siamo a Palazzo dei Priori, il cuore della città. Per noi è un privilegio che tra i docenti dell’Ateneo ci sia una personalità del calibro di Brunangelo Falini, che guida un team di giovani ricercatori all’avanguardia sia in Italia che all’estero. Sono convinto che l’ampia condivisione di tali splendidi risultati scientifici contribuirà a far crescere tutto l’Ateneo e favorirà un rapporto costruttivo con Perugia».

Il centro di ricerca Rispondendo poi all’intervento di Orlandi (che aveva evidenziato le difficoltà di ordine tecnico e organizzativo nel portare avanti la realizzazione del centro di ricerca oncologica), il rettore ha voluto dare ampie assicurazioni sulla volontà dell’Ateneo nel sostenere e facilitare la soluzione dei problemi per arrivare quanto prima possibile a varare il nuovo centro di ricerca.

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