«Il reale rischio di compromettere la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano deve spingere le istituzioni, in base al principio di precauzione, a mettere in opera ogni intervento possibile». A dirlo il Wwf che torna a mobilitarsi massicciamente per la tutela della specie dell’Appennino centrale, chiedendo «una road map di interventi a breve, medio e lungo termine per assicurare la conservazione dell’orso bruno marsicano», dopo il 15 novembre scorso un orso e i suoi due cuccioli sono stati trovati annegati in una vasca per la raccolta dell’acqua piovana a Villavallelonga, nella zona di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

Allarme Wwf per orso marsicano Sul caso l’associazione ha già inviato un dettagliato esposto alla procura di Avezzano (L’Aquila), mentre lunedì mattina è scattata la lettera a indirizzata anche alla Prefettura di Perugia e e alla Regione Umbria che ricadono nell’areale dell’orso bruno marsicano, in cui si chiede se «gli enti siano a conoscenza di ulteriori situazioni simili» a quelle di Villavallelonga e se «è stato predisposto un elenco di tutte le realtà potenzialmente pericolose presenti nell’areale dell’orso al fine di predisporre i necessari interventi e i successivi monitoraggi» . Ricordando i controlli eseguiti nei territori di sua competenza dal personale delle Oasi Wwf, l’associazione sottolinea che «la tutela dei circa 50 esemplari di orso bruno marsicano sopravvissuti richiede scelte decise e coraggiose, azioni concrete che non possono essere vanificate dallo sviluppo di impianti sciistici o dagli interessi dei gestori delle aziende faunistico-venatorie del versante laziale del Parco o, peggio, dal non spendere mille euro per chiudere una vasca». A giudizio del Wwf, il reale rischio di compromettere la sopravvivenza della specie deve spingere le Istituzioni, in base al principio di precauzione, a mettere in opera ogni intervento possibile.

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