La storia di Giulia Hamiti, 28 anni, barista di Perugia, è un inquietante racconto di stalking digitale che dura ormai da sette anni e che si è trasformato in un incubo personale e sociale. Tutto ha avuto inizio quando, allora ventenne, Giulia ha scoperto che qualcuno aveva rubato le sue foto personali dai social network per creare un account fake su Instagram, utilizzando anche immagini con il suo cane, come a voler rendere il profilo più credibile. All’inizio Giulia prese la cosa con leggerezza, segnalando il profilo e chiedendo ai suoi amici di fare altrettanto, ma la situazione peggiorò rapidamente.
L’attaccante digitale usava il profilo per simulare la sua identità online, iscrivendosi a diverse app di incontri come Tinder e Badoo, e interagendo con utenti come se fosse lei, creando un personaggio fittizio descritto come ragazza slovena alla ricerca di relazioni con altre donne. Le segnalazioni arrivavano anche dai clienti del bar di Giulia, che la informavano di averla vista su queste piattaforme, ma molti nemmeno credevano alla sua negazione, in quanto il profilo fake risultava molto più popolare e seguito, con quasi 7.000 follower, mentre quello vero di Giulia aveva meno della metà delle interazioni. Questo rovesciamento dell’immagine reale e falsa alimentava confusione, isolamento e danni alla sua reputazione.
L’escalation più dolorosa è arrivata quando il fake ha iniziato a sfruttare l’intelligenza artificiale per trasformare il volto di Giulia in materiale pornografico deepfake, pubblicato su un sito dedicato, con contenuti audio e video in cui lei appariva coinvolta in scene sessuali con più uomini. Questaviolazione della sua dignità ha avuto gravi ripercussioni sul suo stato psicologico, con ansia profonda, insonnia e attacchi di panico: la sua vita è stata completamente sconvolta.
Nonostante la sofferenza, Giulia ha reagito con determinazione. Partendo da un indizio: la presenza nei profili fake di alcuni nomi che coincisero con l’iniziale e la finale di un nome reale, è riuscita a risalire all’identità del persecutore. Giulia ha contattato direttamente questa persona tramite i social, ma lui l’ha bloccata e poco dopo ha cancellato il profilo fake. Tuttavia, la persecuzione non si è interrotta: l’uomo ha continuato a interagire con alcune amiche di Giulia, alimentando ulteriormente il clima di intimidazione.
Nel corso degli anni, Giulia ha presentato quattro denunce ufficiali per furto d’identità e stalking digitale, assistita dall’avvocato Alfredo Maccarone, ma le indagini sembrano non aver portato ancora a una soluzione concreta, accentuando la sensazione di isolamento e ingiustizia. La sua vicenda rappresenta un monito sul pericolo crescente del cyberstalking e del deepfake, fenomeni che ancora oggi faticano a trovare una risposta legislativa e tecnologica adeguata, con conseguenze devastanti per le vittime.
Giulia continua la sua battaglia per ottenere giustizia e sensibilizzare l’opinione pubblica su questo gravissimo problema, sottolineando che lo stalking digitale può essere altrettanto distruttivo di quello fisico, con danni irreparabili sulla vita sociale, psicologica e professionale delle persone coinvolte.
