macroregione
L'Italia di mezzo formata da Toscana, Umbria e Marche

di Daniele Bovi

I laziali socievoli e generosi ma anche «pieni di boria» e menefreghisti; i toscani aperti e attaccati al loro territorio ma al contempo toppo pieni di sé e in certi casi volgari; i marchigiani grandi e operosi lavoratori, forse troppo, tanto che gli si riconosce un eccessivo attaccamento ai soldi. C’è l’opinione che gli umbri hanno dei loro vicini toscani, laziali e marchigiani al centro di uno dei capitoli del Rapporto economico sociale 2016/2017 presentato nei giorni scorsi dall’Agenzia Umbria ricerche, tutto concentrato sull’«Umbria tra Marche e Toscana». Attraverso un sondaggio realizzato tra 1.566 persone che abitano nella parte nord, est e sud della regione, i ricercatori dell’Aur hanno provato a capire cosa pensano gli umbri dei loro vicini di casa; quelli che, se il progetto della macroregione andrà prima o poi in porto, potrebbero abitare tutti sotto lo stesso tetto.

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Pregi e difetti  Un fattore comune che si può cogliere nelle pagine dello studio è che i tanti pregi indicati dagli umbri se portati all’eccesso vengono percepiti come difetti. Chi ha realizzato il rapporto li ha raggruppati in sette categorie e a prevalere, sia tra i primi che i secondi, sono i connotati di tipo individuale e relazionale. I laziali vengono identificati con i romani, che risultano simpatici agli umbri, sociali, esuberanti, spensierati e generosi ma anche pieni di sé, caciaroni, menefreghisti e coatti. Ai toscani invece si riconosce «una tensione – è detto nello studio – più estesa alla socialità», l’ironia, la verve e un forte attaccamento ai loro territori e alle loro città, che sanno valorizzare meglio degli umbri. Anche qui, però, i pregi si tramutano in difetti dato che i toscani risultano a volte «belli e bravi solo loro», a volte volgari e convinti di essere i migliori; insomma, gli umbri non digeriscono troppo un certo senso di superiorità.

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Marchigiani Complesso il rapporto con i marchigiani di cui si nota meno, almeno stando alle risposte, la tipizzazione antropologica che invece caratterizza toscani e laziali nell’immaginario degli umbri. Un tema centrale nel rapporto con i marchigiani, analizzato in particolare secondo le opinioni degli umbri che vivono nell’est della regione, è quello del profitto. «Persiste e si rinnova – è detto nel Rapporto – l’opinione delle popolazioni dello Stato pontificio, secondo la quale “meglio un morto in casa che un marchigiano alle porte”». Un «inconsapevole pregiudizio fissato nella memoria degli umbri, per il loro lavoro di esattori delle tasse del papato».

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Pregiudizio A questi vicini di casa gli intervistati attribuiscono qualità come la grande laboriosità, il fatto di essere bravi imprenditori, concreti, tenaci, bravi a valorizzare i loro territori, accoglienti e tolleranti ma un po’ freddi, testoni e troppo attaccati al denaro. «Così – spiega l’Aur – mentre romani e toscani possono contare su una tipizzazione storica prevalentemente positiva, i marchigiani sono ancora in prevalenza perceputi dai vicini umbri attraverso la pervasiva rappresentazione negativa del passato». Dall’analisi emerge anche che le relazioni tra gli abitanti delle due zone passano in primis attraverso turismo e tempo libero, e che è su queste esperienze che si sono formate le opinioni degli umbri sui caratteri dei loro vicini; caratteri propri sui quali non hanno inciso l’esperienza comune del terremoto del 1997 né le relazioni istituzionali relative a viabilità e servizi. E chissà che qualche pregiudizio non possa essere superato lungo la Perugia-Ancona, inaugurata da qualche mese.

Twitter @DanieleBovi

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