Con la fine dell’anno scade la convenzione per i trasporti degli alunni e questo potrebbe significare un sensibile
appesantimento del bilancio famigliare. Termina il patto che ha finora permesso agli alunni della scuola primaria appartenente all’istituto comprensivo Giovanni XXIII di usufruire del contributo comunale per il trasporto pubblico necessario a portare i bambini da Borgo Rivo, quartiere della loro scuola, fino all’altro capo della città, esattamente nei locali dell’istituto omnicomprensivo Ipsia Pertini, dove da oltre un anno sono costretti a fare lezione, dopo la chiusura della Carducci per non agibilità sismica. Ad accendere i riflettori sulla questione è la Cgil di Terni che chiede al Comune di fare la propria parte.
Scuola Carducci Entro la fine di gennaio, in base a quanto recentemente annunciato dall’assessore ai lavori pubblici del Comune di Terni, Enrico Melasecche, si apriranno le buste per l’assegnazione dei lavori che riporteranno la Carducci all’agibilità, «ma per tutta la durata dell’intervento, potrebbero essere anni – spiega il sindacato – i bambini continueranno a fare lezione al Pertini. Nel 2017 i trasporti sono stati interamente a carico del Comune, nel 2018 metà a carico delle istituzioni e metà delle famiglie, ma nel 2019 non si sa che succederà. La convenzione scade infatti a fine 2018, e il futuro è una nebulosa. Finora– commenta Valentina Porfidi, segretaria Cgil Terni – l’amministrazione comunale si è fatta carico, almeno in parte, di assorbire i costi del trasporto, anche perché la decisione di spostarsi dalla Carducci non è stata delle famiglie, alle quali anzi la cosa ha causato e causa disagi, ma d’ora in poi nessuno sa che cosa accadrà».
Cgil Al momento da parte del Comune ci sarebbero state promesse di impegni, ma di ufficiale al momento non c’è nulla, e il risultato è che l’anno potrebbe aprirsi con le famiglie dei bambini che ancora non sanno né se ci sarà il servizio di trasporto urbano per i bambini della Carducci, né chi dovrà pagarlo. Una situazione devastante anche per l’istituto, le cui iscrizione, anche per questa situazione di grande incertezza, calano drasticamente anno dopo anno, col rischio di ridurre la presenza scolastica nella zona più popolosa della città».
