©️Fabrizio Troccoli

di Giulio Fortunato e Maria Giulia Pensosi 

«Un contratto giusto e un lavoro stabile», queste le principali richieste dei lavoratori del mondo della scuola, università e ricerca che il 31 ottobre – in occasione dello sciopero generale indetto dalla Flc Cgil – sono scesi in piazza a Perugia e a Terni, come in molte altre città del Paese, per denunciare «la precaria e inaccettabile situazione lavorativa».

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Perugia In Piazza Università di fronte alla sede del Rettorato, si è radunato il presidio indetto dalla Flc Cgil che ha visto la partecipazione – oltre ai lavoratori del mondo della scuola e università – anche di studenti e dottorandi. Ai microfoni di Umbria24 Moira Rosi del sindacato spiega che «le ragioni dello sciopero sono prioritariamente per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro» in quanto «ad oggi non abbiamo ancora l’emanazione dell’atto di indirizzo, quindi, non è partita neanche la contrattazione» e aggiunge che «nelle rivendicazioni dello sciopero c’è anche l’assunzione di tutto il personale precario della scuola. In questi anni abbiamo visto al 50 per cento dell’assunzione del personale docente e il 30 per cento per il personale Ata e soprattutto siamo contro i tagli di 5.660 docenti e di 2.174 del personale Ata e il blocco del turnover nelle pubbliche amministrazioni che per le università e l’alta formazione artistico musicale riguarderà il 25 per cento di coloro che andranno in pensione non saranno sostituiti».

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Università Anche gli studenti sono scesi in piazza per dare supporto ai lavoratori e per presentare alcune istanze. «La ministra Bernini – dichiara Nicholas Radicchi di Udu Perugia – ha tagliato i fondi all’università pubbliche e questo potrebbe essere catastrofico per il nostro ateneo». Per Margherita Boniotti di Uds Umbria la scuola «è un luogo di formazione che deve avere come priorità la crescita degli studenti». Federica Bruschi di Adi Perugia spiega come «il problema principale della nostra categoria, come dottorandi e dottori di ricerca, è quello del precariato. In particolare, la lunghezza e le poche garanzie che questo ci dà in università. Quindi quello che noi chiediamo al governo è di poter creare un dialogo costruttivo». Presente in piazza anche il Rettore dell’Università degli Studi di Perugia Maurizio Oliviero, che ribadisce quanto già espresso nel comunicato stampa del Crui nel quale i rettori delle università del centro Italia «chiedono un intervento immediato da parte del governo per ripristinare i fondi necessari a garantire la sopravvivenza delle università e per evitare un collasso del sistema universitario pubblico, che rischierebbe di compromettere il futuro dell’istruzione superiore e della ricerca in Italia».

Terni Nella città dell’Acciaio la Flc Cgil ha manifestato davanti alla sede dell’Ufficio scolastico per dire «basta tagli ai settori della conoscenza». Hanno partecipato al sit-in molti cittadini che operano nella scuola, tra cui anche operatrici dei servizi educativi del Comune di Narni e precari, «tutti a manifestare il proprio dissenso verso il governo Meloni – dichiara Marco Vulcano – che umilia la scuola e in generale il lavoro nei settori della conoscenza con una politica fatta solo di tagli sul personale, sul numero di suole, sul salario accessorio, su quello indiretto e non prevede alcuna soluzione per il precariato record». In piazza della Repubblica anche i Cobas: «Chiediamo la stabilizzazione dei docenti precari con almeno tre anni di servizio – così Martina Canali, responsabile precari Cobas Terni -. Proponiamo un ritorno delle convocazioni in presenza contro quello che chiamiamo ‘algoritmo cannibale’ per avere più trasparenza». Patrizia Puri, Cobas Perugia denuncia «l’attacco ideologico che c’è nei confronti della scuola pubblica statale, una scuola dove si vuole continuare a imporre un modello della società superato dalla società stessa; la patria e al famiglia sono valori che appartengono al passato».

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