di Daniele Bovi
Una beffa. L’agognato via libera, da parte dell’Unesco, per essere riconosciuti Patrimonio immateriale dell’umanità è arrivato mercoledì per la «Rete delle grandi macchine a spalla», un circuito composto da alcune città italiane (Viterbo, Nola, Sassari e Palmi) costituito sette anni fa per essere più forti e pesare di più. Una rete dalla quale, però, nel 2010 Gubbio si sfilò con il consenso di comune (allora guidato da Maria Cristina Ercoli, sindaco in seguito all’elezione in consiglio regionale di Orfeo Goracci), diocesi e ceraioli allo scopo di correre in solitaria. E così ora i Gigli di Nola, la Varia di Palmi, i Candelieri di Sassari e la Macchina di Santa Rosa di Viterbo mercoledì hanno ricevuto il sì a Baku, in Azerbaijan, da parte dell’ottavo Comitato intergovernativo dell’Unesco. Una decisione che riconosce i Gigli, i Candelieri, la Macchina e la Varia come un tesoro culturale mondiale da tutelare mentre Gubbio, che non è riuscita ancora a centrare il risultato nonostante i tentativi, rimane fuori.
Il sì La scelta di costituire la Rete, la prima con queste finalità su base nazionale, è stata particolarmente apprezzata dalla Commissione che ha indicato questa esperienza come modello da seguire per le future candidature Unesco. Un lungo applauso, dopo la comunicazione, ha sottolineato la decisione del Committee intergovernativo, preceduta dagli interventi dell’ambasciatore d’Italia in Azerbaijan, Giampaolo Cutillo, e di Patrizia Nardi, coordinatrice della Rete e responsabile del progetto di candidatura. I Gigli, la Varia, i Candelieri e la Macchina di Santa Rosa sono considerati come l’espressione della spiritualità di quattro comunità che, attraverso la devozione religiosa, rinnovano la propria coesione sociale e il proprio senso di identità. La proposta di candidatura della Rete fu validata nel 2011 dall’ufficio Patrimonio Unesco del ministero dei Beni culturali, che istruì la pratica, e l’anno seguente fu l’unica indicata dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco alla selezione degli organi internazionali.
La storia L’inizio della storia tra Gubbio, i Ceri e l’Unesco inizia nel 2004, quando con una delibera del consiglio comunale eugubino sì decide, all’unanimità, di avviare i contatti istituzionali per la candidatura. Poi, nel 2006, si sottoscrive il protocollo d’intesa con il quale Gubbio si unisce alle altre città. Quattro anni dopo arriva lo strappo per tentare la corsa in solitaria dei Ceri e poi l’esclusione da parte dell’Unesco giunta nel 2012, fino al riconoscimento assegnato mercoledì alla Rete. Nulla, ovviamente, vieta a Gubbio di riprovarci ma è chiaro che quanto successo in Azerbaijan abbia fatto molto rumore a migliaia di chilometri di distanza, nel cuore dell’Umbria, lasciando l’amaro in bocca ai ceraioli.
Twitter @DanieleBovi
