E’ un fenomeno globale che tuttavia, per gli aspetti che coinvolge, vede interessato anche un territorio come l’Umbria. Parliamo di educazione ai bambini, esposizione ai dispositivi tecnologici, messaggi di attenzione da parte degli esperti sui danni a lungo termine e tendenza, da parte dei genitori, di trovare qualcosa di alternativo. Che cioè sappia intrattenere, senza danneggiare. E magari anche aiutare a educare. E’ tempo di podcast e, come ricorda un articolo del Post, oggi ce n’è qualcuno pensato anche per i più piccoli, che sembrano apprezzare. Come anche i loro genitori.
E’ risaputo come l’eccessiva esposizione a contenuti digitali, prevalentemente video, se non persino la completa consegna ai piccoli di smartphone e tablet che li rendano autonomi anche nella scelta dei contenuti, sono indicati come intrattenimento rischioso da parte degli esperti. Vengono sempre più segnalati casi di bambini che si intrattengono per ore e ore durante la giornata con televisori, smartphone, schermi di ogni tipo, quali tablet, videogiochi, e conseguenti comportamenti di isolamento se non persino di dipendenza o anche episodi di violenza. Mentre sono studiate e confermate le conseguenze a lungo termine, sia sull’equilibrio psicofisico che sulle capacità di relazione e di concentrazione, oltre che sul senso di responsabilità e sulle fasi di maturazione.
Pur consapevoli di queste dinamiche, gli aspetti della crescita si combinano con condizioni di nuclei familiari profondamente cambiati rispetto al passato, una rete di affiancamento sempre più sfaldata e difficoltà di associare impegni lavorativi con quelli educativi. Aspetti che fanno i conti anche con le capacità di reddito e molti altri fattori collegati. E’ dentro queste dinamiche della relazione genitori figli che ormai da tempo è nata una risposta, valutata da più parti come un compromesso migliore allo ‘stordimento digitale’. L’esperienza di un territorio come l’Umbria insegna che l’abitudine a una buona lettura, affiancata alla presenza del genitore è pur sempre il migliore suggerimento possibile. Sono note a Perugia come anche in altri posti della regione iniziative in linea con le migliori esperienze europee e non solo, per l’educazione alla lettura. Tuttavia le scatole parlanti stanno registrando una significativa crescita nella scelta agli acquisti per un regalo ai bambini.
Sono tra i giocattoli più venduti in Italia negli ultimi dueanni, non hanno uno schermo, non si collegano ai social e non propongono una sequenza infinita di video. Si tratta di un piccolo cubo che racconta storie. Si chiama, appunto, Raccontastorie ed è il prodotto simbolo di Faba, azienda nata nel 2019 in provincia di Treviso, che ha costruito il proprio successo attorno a un’idea semplice: usare la tecnologia per riportare al centro l’ascolto. Una fiaba, una canzone, una filastrocca o una ninna nanna partono semplicemente appoggiando sulla cassa un personaggio, riconosciuto grazie alla tecnologia Nfc.
Un meccanismo pensato per essere utilizzato anche dai bambini più piccoli, che possono scegliere autonomamente cosa ascoltare senza passare da smartphone o tablet. Una formula che ha permesso a Faba di superare i 13 milioni di euro di fatturato nel 2024, con un catalogo che oggi conta oltre 450 contenuti audio.
Dietro il successo dell’azienda italiana c’è però un cambiamento più ampio nel mercato dell’infanzia. Dopo anni in cui il digitale per bambini è stato associato soprattutto agli schermi, cresce la domanda per strumenti tecnologici meno invasivi, capaci di intrattenere senza trasformarsi in una fonte continua di immagini e stimoli.
A contendersi questo nuovo segmento sono aziende europee come Tonies, Lunii e Yoto, che hanno sviluppato prodotti con caratteristiche simili: una cassa, contenuti acquistabili separatamente e un sistema fisico che consente al bambino di scegliere la propria esperienza sonora. Nel caso di Faba sono pupazzi e personaggi tridimensionali; Yoto utilizza invece schede colorate da inserire nel dispositivo.
Il punto centrale non è però la tecnologia in sé, ma il tipo di rapporto che crea con il bambino. La storia non arriva già confezionata attraverso un video: deve essere immaginata. È un ritorno a una modalità di fruizione più vicina alla lettura ad alta voce, alla musica e alla narrazione tradizionale.
Le aziende che operano in questo settore non vendono soltanto un oggetto elettronico. Il vero prodotto sono i contenuti. Faba, ad esempio, sviluppa direttamente una parte delle proprie storie e collabora con marchi editoriali e dell’intrattenimento, costruendo un catalogo che comprende racconti originali, personaggi conosciuti e proposte educative.
Anche in Umbria questo modello si collega a una tradizione già consolidata di promozione della lettura nella prima infanzia. Quanti ad esempio già conoscono il programma “Nati per Leggere” che coinvolge biblioteche, Comuni e pediatri regionali con attività rivolte ai bambini da 0 a 6 anni, puntando sulla lettura ad alta voce come strumento educativo.
Il settore guarda ora all’espansione internazionale. Faba, dopo essersi affermata in Italia e Spagna, punta a nuovi Paesi europei come Belgio, Olanda e Polonia, mentre gli altri operatori stanno consolidando la propria presenza nei mercati di lingua inglese, francese e tedesca.
