di Maurizio Troccoli
«Il Festival del giornalismo 2014 si farà a Perugia senza contributi pubblici». Lo ha annunciato Arianna Ciccone nel corso della seconda assemblea che ha messo la parola definitiva sulla vicenda.
L’annuncio La Ciccone ha ricostruito la vicenda avvenuta finora: «Dopo l’annuncio dello ‘Stop at the top’ ci sono state tantissime reazioni da italiani e stranieri, un sostegno via twitter di cittadini e personalità che ci hanno chiesto di non fermarci e di aprirci alla sfida del crowdfunding insieme agli sponsor privati. La nostra decisione è stata di accettare la sfida e vista la reazione delle istituzioni di non accettare soldi pubblici. Diverse città si sono candidate ad ospitarci, non le abbiamo cercate noi. Ci sentiamo di ringraziarle. Ringranziamo Bari, Salsomaggiore Terme, San Marino, Prato (i cittadini hanno lanciato una petizione), Torino, Napoli, Sardergna, Roma e Bologna. Con queste ultime due sono stati approfonditi i contatti (l’assessore Lepore di Bologna si è molto impegnato sotto la spinta delle richieste dei cittadini). Abbiamo accolto con sorpresa e piacere la richiesta delle istituzioni umbre di restare, specie di Cernicchi. Siamo stati commossi dalle richieste dei cittadini perugini. Grazie a Guarducci che ci ha detto che ci donerà 20 mila euro e ha chiesto a altri imprenditori di afre altrettanto. Abbiamo deciso (qui Arianna si è commossa, ndr) che Ijf14 con il crowdfunding e con sponsor privati e si farà a Perugia, ribadendo che rinunciamo a contributi pubblici. Abbiamo però accettato la generosa offerta del Comune degli spazi per le conferenze e ringraziamo ancora Cernicchi con cui c’è stata una telefonata chiarificatrice».
Il sostegno economico Gli sponsor privati «Tim, Enel e Nestlè hanno confermato i loro sponsor – ha detto Ciccone – e ci hanno annunciato di dare un contributo maggiore rispetto a quello che si era previsto in precedenza. L’obiettivo crowndfunding è di 100 mila euro. Ci è stato detto privatamente, da parte delle istituzioni, che si poteva fare uno sforzo ulteriore alle 200 mila che sono stati garantiti. Abbiamo rinunciato anche ai 15 mila di contributo della Camera di Commercio che riteniamo non adeguati. Contiamo di raggiungere il totale di 400 mila euro tra sponsor e crowdfunding per un super festival. Le sale il Comune ce le da gratis e lo ringraziamo». Sull’edizione 2015 non sono escluse altre ipotesi. «Siamo concentrati sull’edizione del 2014 – ha detto ancora Ciccone – per il futuro vedremo».
Polemica «Ringrazio Pagnotta (il patron di Umbria Jazz ndr.) – ancora Ciccone – che ha detto che sono una persona arrogante. Probabilmente è vero, devo rifletterci anche io. Detto da lui è un complimento».
Perchè Perugia «Quando uno come Guarducci dice io do 20 mila euro – aggiunge Ciccone – quando i cittadini si muovono così, quando le istituzioni dicono pubblicamente ‘rimanete qui vi rinnovo la mia stima’, io parlo solo di Cernicchi, solo di lui, allora la decisione è stata comprensibile che sia emotiva. Noi ci siamo affezionati a Perugia – ha detto Cristofer Porter – questa città offre bellezza e intimità. Giornalisti internazionali sono seduti al bar a chiacchierare con i partecipanti, questo spirito è rafforzato dalle caratteristiche fisiche di Perugia. L’abbiamo sempre fatto qui per il semplice motivo che viviamo qui». «Valutando tutti gli elementi abbiamo deciso – ha aggiunto Arianna – che per tutte le dinamiche, per quello che siamo io e Cris abbiamo scelto Perugia. Cinquecento speaker, tutti i fornitori, tutto l’aspetto tecnico, è una squadra di oltre 100 persone, è una rete di professionisti umbri che è difficile avere altrove».
La mano tesa «Non è usuale che un politico ammette di avere sbagliato e chiede scusa. Va dato merito a Cernicchi di averlo fatto». Quanto alla proposta lanciata durante l’incontro dei due assessori alla Cultura, ovvero di trasformare l’organizzazione in una fondazione nella quale l’ente pubblico partecipa in quota, Arianna Ciccone ha risposto: «E’ una nuova forma di esproprio proletario. Che significa questo? E’ una iniziativa bella e me la prendo? Se quella è la proposta noi diciamo no. Anche Bracco ha detto no. Ci troviamo d’accordo con Bracco. Questa è una proposta satirica».
Il crowdfunding «Durerà 90 giorni, il tempo che riteniamo sufficiente – hanno detto gli organizzatori – tutti sapremo chi ha donato. La ricompensa è il festiva stesso»
Il secondo incontro I perugini sembrano riflettere la stessa divisione che è andata in scena tra organizzazione e istituzioni. Sui social network da un lato si sono schierati quanti sostengono che Perugia non può permettersi di perdere il festival, dall’altro chi invece considera «arrogante» l’atteggiamento tenuto dall’organizzazione che non accettando il taglio di risorse destinato al festival dagli enti pubblici è arrivato a ipotizzare l’allontanamento da Perugia e il ricorso al fondo di sostegno di privati.
Un passo indietro La vicenda ha raggiunto il culmine dopo che le posizioni dei due fronti si sono irrigidite. Da un lato l’organizzazione che in sostanza ha detto: il festival in questi anni è cresciuto a fronte di un taglio del sostegno pubblico, ha continuato a restituire alla città un giro d’affari di 1,2 milioni di euro, una immagine internazionale nel mondo pari a nessun’altra manifestazione e l’idea di una città collegata alla contemporaneità, contributo importante anche nell’ottica della candidatura di Perugia capitale europea della cultura. Se quindi la risposta è il continuo taglio e non l’aumento delle risorse preferiamo bloccare noi la manifestazione, almeno per un anno, piuttosto che vederla svilita dall’insufficienza di risorse che non potrebbero garantire il livello raggiunto dalla manifestazione. E agli enti ha detto: considerate ancora il festiva un ottimo investimento oppure no? Non ci stiamo a passare come quelli che vanno col cappello in mano a chiedere aiuti o a sentirci ancora dire noi siamo quelli che vi abbiamo sempre aiutati come se in cambio non hanno ricevuto niente. In aggiunta gli organizzatori hanno denunciato il fatto che altri eventi con minori ritorni per la città e minore importanza in ambito internazionale ottengono magiori finanziamenti.
Il punto di vista di Comune e Regione Dall’altro lato invece la Regione e il Comune che hanno sostenuto come in un periodo di crisi e di tagli sono state comunque trovate le risorse da destinare al Festival. Come hanno sostenuto che in quanto enti devono rispondere a una domanda globale di aiuti alla cultura. Gli enti, rappresentati dagli assessori regionale e comunale alla cultura, in una conferenza stampa di risposta hanno quindi confermato la cifra 200mila euro complessiva per il Festival, sostenendo l’incredulità rispetto alla scelta compiuta dall’organizzazione e hanno pregato i responsabili del Festival a rimanere a Perugia invitandoli a superare eventuali fraintendimenti.
