bike chef

«La pace tra Russia e Ucraina passa dal borsch, la tipica zuppa di barbabietole rosse e panna acida. Quando Mosca ammetterà che è un piatto della tradizione ucraina e non russa, sarà l’inizio della vera indipendenza di Kiev». A dirlo all’Ansa è Cristiano Sabbatini, in arte Bike chef, ovvero il cuoco orvietano di 50 anni diventato famoso sui social grazie ai suoi viaggi in bicicletta in nome della cucina.

La pace tra Russia e Ucraina passa per la zuppa I suoi profili contano 130 mila followers tra Instagram e TikTok, dove si definisce un «giramondo» e «domatore di pentole». Sabbatini con la sua bici ha raggiunto ogni angolo di mondo, dal Nepal al Marocco fino alla Nuova Zelanda, portando con sé pentole e padelle, per cucinare ovunque si trovasse, scoprendo nuovi piatti e sapori. Bike chef lo scorso novembre si è spinto fino in Ucraina con la sua bicicletta e proprio a Chernobyl, dove è arrivato da Kiev in compagnia di tre amici, ha preparato la zuppa in questione. Sabbatini ha raccontato sui suoi profili social questo viaggio ai confini del mondo senza radiazioni, raccontando ai suoi follower tutto il dolore di una città segnata dal terribile incidente nucleare. «Ovviamente quando dico che la pace passa per la zuppa riduco tutto alla diaspora culinaria – chiarisce lo chef – ma vi assicuro che in quel piatto ci sono tutte le contraddizioni, le tensioni e le distanze mai superate tra le due nazioni». Sabbatini sostiene che in Ucraina si respira il desiderio di «autonomia e libertà» di un popolo che si sente invece costantemente attaccato dai «cugini russi». Secondo Bike chef, quel piatto avrebbe un significato più profondo nella vicenda: «Riconoscere da parte di Mosca che il borsch è un piatto ucraino, sarebbe come riconoscere l’identità di un’intera nazione e quindi lasciarla libera al suo destino e non continuarla a usare per strategie geopolitiche».

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