«A nome dei Vescovi della nostra Regione, ho l’onore di dare voce alla gioia delle Chiese dell’Umbria, che, nella festa del santo Patrono di Perugia, si raccolgono intorno a mons. Bassetti per esprimergli i sentimenti più affettuosi per il prestigioso riconoscimento che ha ricevuto con la chiamata al Collegio cardinalizio». A pronunciare queste parole, a inizio della solenne concelebrazione eucaristica, nella ricorrenza di san Costanzo, il 29 gennaio, nella cattedrale di Perugia, che ha visto la partecipazione di tutti i vescovi delle otto Diocesi dell’Umbria, è stato l’arcivescovo Domenico Sorrentino, vice presidente della Ceu e vescovo di Assisi, che ha proseguito dicendo: «La nostra piccola ma tanto bella regione è stata da sempre baciata dall’amore di Dio. Su di noi si poggia anche volentieri lo sguardo del successore di Pietro. Solo qualche mese fa, Il 4 di ottobre, papa Francesco ci incontrava tutti ad Assisi. Qualche settimana fa il suo sguardo è tornato in Umbria, nella sua capitale storica, ricca di una tradizione cristiana che si è sviluppata nella fede del popolo di Dio, nella cultura e nell’impegno sociale, misurandosi spesso con non piccole resistenze e ostilità. Oggi questa storia di fedeltà è premiata dal riconoscimento che papa Francesco ha voluto dare a mons. Bassetti, Pastore amabile e amato di questa Santa Chiesa, vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e Presidente della nostra Conferenza regionale».
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I precedenti «Un riconoscimento – ha sottolineato mons. Sorrentino – tanto più significativo, in quanto non previsto dalla tradizione delle sedi cardinalizie, benché proprio Perugia vanti un precedente di grande prestigio nel cardinalato conferito, nel lontano 1853, all’arcivescovo Pecci, futuro Leone XIII. Nomina inattesa, dunque, da leggere con criteri ecclesiali e non mondani. Quello che avviene nella Chiesa, anche quando sembra riguardare gli aspetti più esteriori, sottende sempre il suo mistero. E’ la presenza della Trinità che ci rende famiglia e si manifesta nei vari ministeri posti a servizio dell’evangelizzazione e della comunione. Il compito cardinalizio sta dentro questa logica. Siamo vicini a mons. Bassetti nella gratitudine a papa Francesco. Attraverso la figura amabile del nostro Pontefice, la Chiesa e il mondo stanno sperimentando un sorprendente impulso al rinnovamento. Sentiamo aria di Pentecoste. Quanto papa Francesco ci sta chiedendo non è poco: Evangelii gaudium: la gioia del Vangelo. Essere Chiesa in uscita, al rischio della strada, povera a servizio dei poveri. Questo grande appello deve trovare convinta e operosa corrispondenza. A partire dal collegio cardinalizio. Non abbiamo dubbi che mons. Bassetti, le cui doti di uomo e di pastore sono a noi tutti ben note, sarà di consolazione per il Santo Padre».
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Il messaggio affettuoso «Il riconoscimento che gli è stato conferito – ha evidenziato il vice presidente della Ceu – ce lo rende, in qualche modo, ancor più caro e autorevole anche come presidente della nostra Conferenza Episcopale regionale. E’ un evento che ci spinge a una ulteriore fedeltà, a una più convinta comunione di propositi, a una più efficace condivisione di opere. Grazie a Dio, in fatto di unità fraterna, tra vescovi, sacerdoti, e comunità delle diverse diocesi umbre, abbiamo una bella tradizione, che abbiamo lo scorso anno sperimentato nel cammino verso San Francesco per l’offerta dell’olio al patrono d’Italia. Possa quella lampada che abbiamo acceso in Assisi, brillare in tutti gli angoli della nostra regione. E qui in Perugia continui ad esserlo anche attraverso la figura amata di mons. Gualtiero, al quale ci stringiamo con fraterno affetto augurandogli nella preghiera efficacia di ministero e vera consolazione del cuore».
«Caro mons. Gualtiero, ci dovremo un po’ allenare a chiamarti “Signor Cardinale” – ha detto con tono scherzoso mons. Sorrentino concludendo –, ma il tuo sorriso e la tua semplicità non ne soffriranno, e noi continueremo ad esserti cordiali amici e compagni di strada. Il Signore ti benedica e ti dia pace».
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Sigismondi Mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno e successore di mons. Bassetti all’incarico di delegato pontificio per i Seminari d’Italia, ha pronunciato l’omelia della solennità di San Costanzo (il testo integrale è consultabile nel “primo piano” del sito www.chiesainumbria.it) ritenuta dallo stesso presule «occasione preziosa per riflettere sulla semplicità, che è una virtù che appartiene al “corredo” dei martiri. Non c’è niente di più docile di un cuore semplice, dilatato dal desiderio di donare la vita per il Vangelo e infiammato dalla consapevolezza che “Dio ama chi dona con gioia” (2Cor 9,7), perché Lui stesso “dona a tutti con semplicità e senza condizioni” (Gc 1,5)». Mons. Sigismondi ha preso spunto dal passo evangelico di Giovanni, “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13), per offrire una profonda riflessione sulla «semplicità», che è, ha evidenziato il vescovo di Foligno, «la beatitudine più grande del cuore umano».
«La semplicità è sinonimo di schiettezza, di trasparenza – ha proseguito mons. Sigismondi –. Semplice viene dal latino sine plica, che significa “senza piega”, cioè senza zone oscure, nascoste, equivoche. Semplicità è sinonimo di innocenza, quella di un bambino. Dio stesso ha scelto la disarmante semplicità di “un bambino avvolto in fasce” per venire “ad abitare in mezzo a noi”. “Il segno di Dio – scriveva Benedetto XVI – è la semplicità”. Spirito d’infanzia e semplicità, dunque, si richiamano a vicenda: la semplicità non è virtù infantile, ma è piuttosto infanzia ritrovata. Pertanto, non va confusa con l’ingenuità; ciò che impedisce che degeneri è il fatto che essa è sempre coniugata alla virtù della prudenza: “Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10,16). «La semplicità – ha sottolineato il presule – è armonia, essenzialità, limpidezza, trasparenza, onestà. Semplicità è oblio di sé e dominio di sé; suoi opposti sono il narcisismo, la presunzione, la doppiezza, l’ipocrisia. La semplicità è, infatti, la virtù di chi è libero dall’amor proprio e si riconosce legato a Dio solo. “Chiunque tende alla patria eterna – sottolinea san Gregorio Magno (nel suo Commento al libro di Giobbe, n.d.r.) – vive indubbiamente con semplicità e rettitudine: è semplice cioè nell’operare, retto nella fede; semplice nel bene materiale che compie, retto nei beni spirituali che percepisce nel suo intimo. Vi sono infatti certuni che non sono semplici nel bene che fanno, poiché ricercano in esso non la ricompensa all’interno, ma il plauso all’esterno”. La semplicità è, dunque, segno di unità interiore e strumento di comunione fraterna (cf. Ef 6,5; Col 3,22). Un cuore semplice è un cuore unito (cf. Sal 86,11; Ger 32,39), nobile, aperto all’amore di Dio e del prossimo. Semplicità e nobiltà sono due termini apparentemente distanti e tuttavia profondamente vicini: indicano quale sia il patrimonio genetico della santità. Niente vi è di più nobile della semplicità evangelica e, al contempo, niente vi è di più semplice della nobiltà della vita in Cristo». «La “santa semplicità” – così la chiama Tommaso da Celano riferendola a san Francesco – è una virtù – ha detto mons. Sigismondi avviandosi alla conclusione – che diventa beatitudine quando, oltre ad essere gemellata con la prudenza, è associata all’umiltà. Semplicità e umiltà, combinate assieme, rendono agili, cioè liberi e lieti di non tenere nulla per sé, nemmeno la propria vita. Fratelli carissimi, “si possiede solo quello che si dona”: questa è la “misura alta” dell’amore adottata da san Costanzo! Celebrando la sua festa gli domandiamo di ottenerci dal Signore di ravvivare in noi la “dolce e confortante gioia d’evangelizzare” con un cuore credente, generoso e semplice, capace di vedere l’essenziale, di guardare lontano, oltre le contingenze, ma soprattutto dentro le circostanze, “senza perdere l’allegria, l’audacia e la dedizione piena di speranza”».
Bassetti E’ stato un giorno di san Costanzo, quello del 2014, molto particolare – è scritto nella nota della curia – per l’intera comunità cristiana perugina, che ha visto nella sua chiesa cattedrale tutti i vescovi delle otto Diocesi dell’Umbria insieme al loro confratello Gualtiero Bassetti, che ha presieduto la solenne concelebrazione intervenendo al termine per ringraziare loro e tutto il popolo di Dio per il caloroso affetto dimostratogli nell’apprendere la notizia della sua nomina a cardinale. Mons. Bassetti ha anche raccontato il suo incontro con il Papa emerito Benedetto XVI, che ha avuto in Vaticano nella mattinata del 29 gennaio prima di rientrare a Perugia dopo aver partecipato ai lavori del Consiglio permanente della Cei apertisi lo scorso 27 gennaio. E’ stato un colloquio molto cordiale nel corso del quale mons. Bassetti ha ringraziato il Papa emerito per averlo nomino arcivescovo di Perugia-Città della Pieve il 16 luglio 2009, ricordando la figura di Papa Leone XIII, che fu vescovo di Perugia per trentadue anni, dal 1846 al 1878, e che nel 1853 fu creato cardinale. Dopo più di 160 Perugia avrà, con il Concistoro del prossimo 22 febbraio, un altro cardinale alla guida della sua Chiesa diocesana che si appresta a vivere con immensa gioia questo “storico” avvenimento.
