
di Daniele Bovi
«Per me, parlando da tecnico, il sito migliore per il termovalorizzatore è quello di Pietramelina». Parola dell’amministratore delegato di Gesenu Carlo Noto La Diega, intervenuto questa mattina all’hotel Brufani di Perugia insieme allo stato maggiore della società che gestisce, in città e in molte parti d’Italia e del mondo, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Convocata per festeggiare il trentesimo anno di attività della società, la conferenza stampa alla fine si è incentrata sul punto focale su cui si discute da anni: la chiusura del ciclo dei rifiuti. Leggasi termovalorizzatore.
Pietramelina «Dico che Pietramelina è il sito migliore – aggiunge Noto La Diega – perché è una zona molto alta, con poche abitazioni e che ha subito già un impatto ambientale». A Pietramelina infatti c’è una delle discariche principali dell’Umbria che ha davanti solo un anno di vita, al massimo un anno e mezzo. I metri cubi liberi sono 150mila e in questi spazi andrà conferita, così come vuole la legge, una quantità sempre inferiore di rifiuti indifferenziati.
Ci sono solo due strade L’Europa infatti, e di conseguenza l’Italia che recepisce le sue leggi, impone che in discarica vengano portati sempre meno rifiuti e solo frazioni inerti. Come spiega bene Noto La Diega a questo punto si aprono due strade: o si chiude il ciclo dei rifiuti con un termovalorizzatore oppure si amplia (il se non è in questione, semmai bisognerebbe ragionare sul quanto) la discarica di Borgo Giglione. Ampliamento peraltro già previsto dal Piano regionale dei rifiuti. «La politica – scandisce Noto La Diega – ora decida: o si ingrandisce molto Borgo Giglione o si fa l’inceneritore».
Non siamo piromani «Una volta raggiunto l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, obiettivo che io ritengo il massimo possibile – spiega Noto La Diega – il restante 35% o lo bruci o va in discarica. Noi non siamo piromani ma altre soluzioni non ne vediamo, andate in giro per il mondo a vedere come stanno le cose. Ce lo impone una legge, non è una nostra scelta». E chi parla di rifiuti zero, secondo l’ad di Gesenu, non è un sognatore: «Anche io trent’anni fa, se mi avessero detto che avremmo raggiunto questi risultati, avrei detto al mio interlocutore che era un sognatore».
Rifiuti zero Il problema però è che per raggiungere questo obiettivo non basta l’impegno di chi gestisce raccolta e smaltimento. La questione è innanzitutto sociale e coinvolge i processi materiali di produzione: «Ci sarebbe da cambiare il modo di produrre le cose. Per esempio – dice l’ad prendendo il cartellino con il suo nome di fronte a lui – non si dovrebbe più produrre questo oggetto in plastica ma in carta. E poi la carta andrebbe gettata nel cestino giusto e smaltita». Riguardo al tipo di impianto da costruire, viste le moltissime tecnologie ad oggi disponibili, l’ad di Gesenu opterebbe «per quella del forno a griglia, installata a Brescia, oppure per il letto fluido o il gassificatore».
Project financing da cento milioni di euro Per un impianto di questo tipo occorrerebbe un investimento di circa cento milioni di euro. Il modello per la realizzazione è quello del project financing. Ossia, tramite un’operazione di finanziamento a lungo termine che prevede la creazione di una società ad hoc che si occupa dello specifico progetto, il che permette anche di proteggere le aziende dei promotori da un possibile naufragio. Di solito, con questo schema, il pacchetto azionario di una società è composto da privati e, in misura maggioritaria, da un pool di banche. «Da questo modello non si può prescindere». In questo scenario Gesenu, come ha fatto capire oggi Noto La Diega, sarebbe interessata solo alla gestione: «In caso saremmo prontissimi. Alla realizzazione siamo meno interessati».
Lo sbarco in borsa Nell’ultima relazione previsionale programmatica 2010-2012 approvata dal Comune di Perugia con l’ultimo Bilancio, si mette in conto un parziale smobilizzo delle 900 mila azioni (pari al 45% del capitale sociale) in mano a Palazzo dei Priori. Questo perché la società di Noto La Diega si sta preparando allo sbarco in borsa. Le prime relazioni con lo studio di tutte le tappe dello sbarco in borsa, ovviamente riservate, già sono sulla scrivania dell’ad.

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