di Giorgia Olivieri
I membri di Ultima generazione, gruppo interno alla rete A22, sono al centro del dibattito del Paese da mesi in seguito alle azioni di disobbedienza civile in Italia e all’Estero: zuppa di pomodoro su un Van Gogh, blocchi autostradali, vernice lavabile sul Senato e molto altro ancora. Tommaso Juhasz, 29 anni, nato e cresciuto in Umbria, membro del collettivo, è convinto che «tra cinque anni tutti quelli che ci prendono per teppisti si guarderanno indietro e vedranno che non avevamo così torto».
L’immagine del cambiamento climatico in Umbria «Io vengo da Castiglione del Lago, il Trasimeno essendo tettonico è più simile una grande pozzanghera che a un lago, sappiamo che ha emissari molto piccoli e va a pioggia, ha sempre avuto dei cicli altalenanti, in alcuni momenti si era pensato anche di prosciugarlo e coltivarlo a tabacco ma quest’anno è stato impressionante vedere quanto basso era diventato». Quelle immagini del Trasimeno in pasto alla siccità rappresentano una «fuoriuscita da qualsiasi cosa possa essere la normalità», secondo Tommaso, dovute anche «a un insieme di scelte sbagliate: alcuni emissari sono stati chiusi per rischio di allagamento di case costruite troppo a ridosso dei corsi d’acqua, si tratta di problemi gestionali e burocratici derivati da scelte prese anche in buona fede ma che hanno creato solo problemi». Nel frattempo, però, il Trasimeno «soffre, puzza, si riempie d’alghe e i pescatori non possono uscire».
La siccità in Umbria Juhasz ha iniziato il suo avvicinamento ai movimenti ecologisti nonviolenti a fine 2019: «Sono entrato in Extinction rebellion – racconta il giovane a Umbria24 – da lì ho preso parte a varie manifestazioni tra Venezia, Roma e Milano». A giugno 2022 ha poi aderito a Ultima generazione: «Ho preso parte ai blocchi stradali, all’intromissione in campo durante la fine dei mondiali di beach volley a Roma e ora sono tra i portavoce del collettivo». Inoltre, nell’ultimo anno, Tommaso ha iniziato a lavorare come potatore di ulivi in Umbria, «è stato qualcosa che mi ha dato una certa spinta verso la direzione che ho intrapreso ora, vedere la siccità, la sofferenza e la difficoltà nel racconto, sapendo cosa significa per tanta parte d’Italia, qualcosa a cui siamo legati culturalmente oltre all’evidente danno economico».
La classe politica Juhasz parla di uno «scollamento molto grave a tutti i livelli tra la realtà ambientale della regione e le decisioni di chi la governa, classe politica che si dimostra silente o colpevole». Il cosiddetto Nodino di Perugia, bretella di 7,5 km lungo la E45 tra Collestrada e Montebello, «quell’enorme ammasso di cemento, acciaio e asfalto per far passare i camion quanto è folle da uno a dieci e sintomo del distacco della classe politica?», si chiede il giovane. Tra le zone in situazione allarmante anche la conca ternana: «Abbanondata ai gas delle acciaierie, dove non si vede un grande interesse per la salute dei cittadini, mentre a Terni si muore per il profitto con la scusa della scelta tra lavoro e salute». Il collettivo ha steso una lista di proposte rivolte alla classe politica nazionale e internazionale per il 2023 che parte proprio dall’energia rinnovabile, «che garantirebbe lavoro utile, qualificato e sano, certo è un grande impegno riqualificare i lavoratori e noi ovviamente non possiamo farlo da soli ma non chiediamo nulla di folle sennonché vengano presi impegni seri verso i cittadini. Non chiediamo che domani si stacchino tutte le fonti fossili, ma che domani si smetta di cercarne di nuove».
Grido d’allarme Nella mattinata di martedì 10 gennaio Simone Ficicchia, uno dei protagonisti delle azioni del gruppo ambientalista, si è presentato davanti al Tribunale di Milano in seguito alla richiesta di sorveglianza speciale avanzata dalla Questura di Pavia nei suoi confronti. Tommaso nel frattempo si trovava fuori dal Tribunale per prendere parte al sit-in organizzato dal movimento in sostegno a Simone, un gruppo di partecipanti si è recato di tutta risposta alla Questura di Milano per esprimere la propria preoccupazione per la crisi climatica e autodenunciarsi come persone socialmente pericolose, chiedendo di essere processate come solidali con Ficicchia. Juhasz spiega che il loro intento è «portare un grido d’allarme diventato necessario, tutt’ora stiamo attraversando un evento climatico estremo, con un inverno caldissimo e l’estate dietro l’angolo: è una bomba ad orologeria»
Il dibattito nazionale Al centro della polemica proprio i loro gesti, ritenuti spesso troppo forti, ma Tommaso spiega che «il fastidio è necessario, abbiamo lasciato un segno senza danneggiare nulla, credo che Il seminatore di Van Gogh con la zuppa sopra sia l’immagine del 2022, e abbiamo raggiunto il nostro obiettivo di avviare un discorso collettivo, mentre imbrattare il Senato da subito non avrebbe sviluppato un dibattito che è stato di lungo corso, non siamo martiri ma ci assumiamo dei rischi». Di fronte alle accuse la risposta del portavoce è quella di «non chiamarci teppisti ma che settimana prossima in Senato si parli di crisi climatica. Chi governa il nostro Paese dovrebbe andare oltre la provocazione e noi non andremo più avanti della vernice lavabile, siamo sostenitori della nonviolenza, ma abbiamo canalizzato la rabbia dei cittadini».
