Un medico al lavoro
Da ora possibili rincari per visite e farmaci

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Una quota fissa di dieci euro a ricetta per tutte le visite specialistiche, esami di laboratorio e strumentali o un ulteriore rincaro degli attuali ticket su farmaci e visite specialistiche. Per tutti e senza distinzioni di reddito. Nella sentenza con cui il Tar dell’Umbria ha dato ragione a medici, Cgil e Asmo che avevano presentato un ricorso sul contributo straordinario del 29% che i pazienti umbri hanno dovuto pagare scegliendo le visite in intramoenia, questo non c’è scritto ma le conseguenze potrebbero consistere proprio in aumenti generalizzati. A metterlo nero su bianco è la presidente della Regione Catiuscia Marini che «prende atto» di quanto deciso dai giudici e promette di ricorrere al Consiglio di Stato non senza sottolineare «con amarezza» una forte divergenza di visioni su come si deve intendere la sanità.

LA SENTENZA

Un mercato «Pur nel totale rispetto del lavoro dei giudici amministrativi – scrive la presidente -, provoca amarezza il fatto di dover applicare una sentenza che definisce la sanità pubblica “un mercato sanitario” nel quale l’interesse dei medici del sistema sanitario in regime di attività libero professionale in intramoenia, “sia quello di ripristinare il confronto concorrenziale con i medici che prestano la propria opera privatamente” a  garanzia del proprio fatturato che sarebbe leso dal ticket». Detto questo ora la giunta dovrà innanzitutto sospendere quanto previsto nella delibera annullata dal Tar umbro e valutare quelle «pesanti conseguenze» descritte in apertura. 

La scelta La scelta della giunta di applicare il ticket sull’intramoenia deriva da quanto accaduto nel luglio 2011 a seguito di una delle tante famigerate manovre Tremonti di quella terribile estate. Manovra che, come conseguenza dei tagli, imponeva alle Regioni un ticket indifferenziato di dieci euro che palazzo Donini chiamò senza mezzi termini «una tassa sulla malattia». L’Umbria, che non la applicò insieme a Toscana ed Emilia, era chiamata a raggranellare, in totale, 10,9 milioni di euro all’anno. La giunta scelse così di procedere sulla farmaceutica e sulle visite specialistiche applicando quattro diverse fasce di reddito «garantendo così più equità». Risultato, i due terzi della popolazione umbra ne escono esentati ma sul piatto mancano circa quattro milioni. Da qui la scelta del ticket al 29% sull’intramoenia. Ora, dopo la sospensione, palazzo Donini avvierà un confronto con i ministeri dell’Economia e della Salute per valutare come «spostare il ticket su altre parti del servizio sanitario nazionale». 

I numeri Insomma, la Regione sarà costretta ad essere iniqua perché un un ticket di dieci euro per tutti «penalizzerebbe soprattutto i cittadini delle fasce di popolazione più deboli». Cittadini che palazzo Donini vuole considerare tali «e non clienti» del «mercato della sanità». Qualche numero aiuta a capire l’entità del «fenomeno» intramoenia: secondo quanto spiegato nei mesi scorsi dal direttore dell’area Sanità di palazzo Donini Emilio Duca, questo tipo di visite in Umbria ammontano a 140-150 mila all’anno a fronte di «alcuni milioni» di prestazioni garantite dal Ssn nel corso dei dodici mesi. Il 55% dell’intramoenia attiene a visite ambulatoriali, il 10% è connesso all’ostetricia mentre il 45% è spalmato sulle restanti prestazioni. Complessivamente, alle cosiddette «prestazioni erogate in libera professione» si rivolge meno del 10% dei cittadini umbri.

Granocchia «La sentenza del Tar – commenta Franco Granocchia, candidato nella lista per la Camera di Rivoluzione civile in quota Idv – non solo dà ragione a noi, che per primi abbiamo sollevato il problema, ma dovrebbe mettere in guardia i cittadini su chi si prende davvero carico dei loro problemi». «Una sentenza – prosegue – che obbligherà a ritoccare tutti i ticket, in modo da ripianare gli errori commessi, provocando l’ennesima stretta al collo per chi già oggi vede negate alcune prestazioni sanitarie: ovviamente stiamo parlando dei più bisognosi». Quindi Granocchia se la prende anche con il centrodestra. «A prescindere dalle oggettive colpe della giunta regionale – osserva -, se il governo di centrodestra non avesse tagliato dissennatamente il bilancio della sanità pubblica probabilmente questo genere di problemi non ci sarebbero stati».

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2 replies on “Intramoenia, dopo il no al ‘ticket’ da parte del Tar possibili aumenti per tutti su visite e farmaci”

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