di Maurizio Troccoli
L’intelligenza artificiale applicata nella giustizia è un fatto. E questo non può che alimentare fiducia nella possibilità di velocizzare procedimenti e quindi migliorare l’efficienza soprattutto rispetto ai ritardi dei procedimenti in tribunale. A Perugia la Procura generale guidata da Sergio Sottani sa lavorando per arrivare con Ia (intelligenza artificiale) alla redazione di provvedimenti di mandato di arresto europeo. Mentre è stata già testata come supporto per preparare una requisitoria in un processo particolarmente articolato.
La sperimentazione sulla redazione del mandato di arresto europeo è stata autorizzata dal ministero della Giustizia e viene realizzata con la collaborazione di Digital innovation hub dell’Umbria, nell’ambito di Umbria digital data, uno dei progetti ‘European digital innovation hub’, finanziati dal ministero delle Imprese e del made in Italy. Ci sono attorno al progetto 13 partner coordinati da Confindustria con l’intento di accompagnare non soltanto pmi (piccole e medie imprese) ma anche la pa (pubblica amministrazione) verso la transizione digitale.
Durante la prima sperimentazione in Procura generale, sono state individuate attività ripetitive che non richiedono una elaborazione complessa per automatizzarle di modo da recuperare tempo e ridurre il rischio di errori umani. L’intelligenza artificiale è stata quindi impiegata nell’attività di ricerca di informazioni, nella sintesi di atti e nella redazione del provvedimento, nelle traduzioni e sintesi. Contemplando i margini di errore l’attività è supervisionata da un addetto e gli esiti sono sempre verificati. Dalle prime impressioni sembrerebbe significativo il risparmio di tempo e risorse umane rispetto alla velocità di processamento delle informazioni che spesso sono racchiuse in fascicoli da migliaia di pagine.
