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domenica 22 maggio - Aggiornato alle 18:25

Insulti ai down, orgoglio razzista e trumpisti grotteschi nelle istituzioni: dagli sciamani americani agli scemani umbri

«Informato il ministro». Ora, qualche domanda alla destra di qui. Che fine ha fatto chi si richiama a Francesco e Benedetto?

La storia di Clara Pastorelli

di Walter Verini

Oggi ho reso nota l’interrogazione al ministro dell’Interno sui gravi fatti che hanno visto protagonisti un assessore di Fratelli d’Italia di Perugia e un consigliere comunale della Lega di Orvieto, nei cui deliranti atteggiamenti e parole si potevano ravvisare forme non tanto subliminali di condivisione dell’attacco alla democrazia americana incitato da Trump e messo in atto dai suoi seguaci. Ma in realtà, la vera “interrogazione” la vorrei fare a questa destra che amministra ormai da diversi anni tante città dell’Umbria e da poco più di un anno anche la Regione. Lo faccio attraverso questo scritto, evitando la dittatura dei battibecchi da social. Piccolo sguardo indietro.

Oltre i casi di questi giorni di Perugia e Orvieto, nelle settimane e mesi scorsi abbiamo registrato posizioni di un esponente leghista di Amelia che insultava volgarmente, con vergognosi attacchi sessisti, una donna, una artista che aveva espresso sue opinioni. Poco prima, a Perugia, un consigliere della Lega aveva affermato: ‘Sono razzista e me ne vanto’ ( aggravando la sua posizione con la scusa: ‘Ero preso dalla chat’ a conferma di come un uso compulsivo dei social rischi troppo spesso di far parlare prima di pensare). Così, in questo clima dove il delirio domina, è anche capitato a una consigliera comunale di Forza Italia di Spoleto di usare incredibili espressioni nei confronti delle persone con la sindrome di down, in questo caso almeno censurate dal suo partito e dal Sindaco.

Potremmo, purtroppo, continuare. Anche in Giunta regionale siede un assessore che è stato condannato per ‘propaganda di idee..fondate sull’odio razziale e etnico’. E ricordando come da quelle parti siano stati e siano frequenti atteggiamenti sessisti, omofobi e anche intrisi di discriminazione di sapore razzistico quando si parlava e si parla di migranti. Queste cose accadono ogni giorno. Negli Usa, in Europa. In Italia. E in Umbria. Ma qui da noi fanno particolarmente male. Perché sono espressioni che alimentano e diffondono pericolosi germi di odio, discriminazione estranee alla storia, alla civiltà, al senso di comunità di questa terra. Mi chiedo e chiedo: cosa fanno le componenti e le personalità non sovraniste, non estremiste di questa destra umbra per isolare queste cose e far crescere quella cultura del rispetto, del dialogo che sta nel dna dell’Umbria?

Siamo una terra che, giustamente, si richiama anche alle straordinarie radici francescane e benedettine. Lo fanno anche i rappresentanti istituzionali della destra umbra, nei discorsi ufficiali, nelle celebrazioni. Ma queste cose non possono vivere solo nelle ricorrenze. Debbono vivificare la vita quotidiana della società umbra, delle istituzioni, della politica. Per questo queste vergogne cui abbiamo assistito non devono solo essere “redarguite” o declassificate da pericoli di sciamani Usa a folklore di “scemani” umbri. No, sono tarli pericolosi da isolare. Ne va sancita l’estraneità a questo tessuto. So che, purtroppo, la destra sovranista ed anti europeista non ha in sé, consolidati nel proprio dna, questi valori. Ma nella destra, anche umbra (una volta si sarebbe detto centro-destra) ci sono state e ci sono forze e personalità che potrebbero e dovrebbero non solo prendere le distanze, ma aprire una vera e propria battaglia politico-culturale. Di democrazia, di civiltà, di rispetto della storia e dell’identità di questa regione.

 

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