Tre punti critici individuati sul lago Trasimeno, uno su quello di Piediluco. La «Goletta dei laghi» di Legambiente è sbarcata mercoledì mattina nella sede dell’associazione a Perugia per presentare i risultati delle analisi del laboratorio mobile. Grazie al monitoraggio effettuato il 5 luglio, hanno spiegato Giorgio Zampetti, responsabile scientifico dell’associazione e Alessandra Paciotto, presidente Legambiente Umbria, è emerso che in tre punti su cinque al Trasimeno è stato riscontrato un livello di inquinamento superiore ai limiti di legge, mentre per quanto riguarda il Piediluco uno su due. «L’attenzione – sottolinea Zampetti – è stata focalizzata soprattutto alle foci e in tratti “sospetti” individuati grazie al lavoro dei circoli di Legambiente e alle segnalazioni dei cittadini. In particolare abbiamo individuato alcune situazioni che, seppur non comprese nelle aree di balneazione monitorate dall’Arpa, presentano criticità messe in evidenza dalle nostre analisi».
I punti inquinati I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come «inquinati» i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia e «fortemente inquinati» quelli che superano di più del doppio tali valori. Per il Trasimeno, fortemente inquinato risulta il campione prelevato alla foce del canale di scarico del depuratore di Tuoro-Passignano. Inquinati a Castiglione del Lago la foce del torrente Paganico e a Tuoro la foce del fosso Venella. Valori entro i limiti per il punto alla foce del torrente Anguillara a Castiglione del Lago e per il punto sul lungolago Alicata a San Savino di Magione all’altezza dell’incrocio con via Puletti. A Piediluco, se il campione prelevato sul lungolago Armeni all’altezza di piazza della Repubblica passa l’esame, risulta inquinato a Braccio Ponticelli quello alla foce del canale a sinistra del Rio Medio Nera.
La depurazione Per quanto riguarda il dato di Tuoro-Passignano il risultato è attribuibile, secondo quanto riferito da Arpa, al fatto che nei giorni del monitoraggio il sistema di depurazione era in manutenzione. I dati però erano molto alti, spiega Legambiente, anche nel 2012. «Oltre questo – sostiene Paciotto -, nella relazione sulla depurazione civile in Umbria dell’ottobre 2013, sono citati come “fuori limite” anche gli altri 13 depuratori umbri di consistenza nominale maggiore a 10 mila abitanti equivalenti e nel Pta viene data conferma del fatto che “la qualità ecologica di gran parte del reticolo idrografico umbro risulta compromessa dal parametro Escherichia Coli”. Un dato che richiama con urgenza un intervento strutturale sulla depurazione. Per questo chiediamo ai Comuni del Trasimeno, alla Provincia e alla Regione di intervenire immediatamente per individuare e risolvere le cause di questi fenomeni di inquinamento, che dipendono in gran parte dai già noti problemi al sistema depurativo, ma possono essere imputabili anche alla presenza di allevamenti zootecnici intensivi».
