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di M.T.

In Umbria, per ora, la stagione influenzale registra un andamento contenuto rispetto alla media nazionale. Secondo i dati più recenti del «Rapporto RespiVirNet» pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità, nella settimana tra il primo e il sette dicembre i medici sentinella umbri — sette professionisti che monitorano quasi 9mila assistiti — hanno rilevato 60 casi di sindromi simil‑influenzali, pari a 7,1 casi ogni mille abitanti. Su scala regionale questo dato si traduce in una stima di circa seimila umbri colpiti da influenza o da altre infezioni respiratorie acute in quel periodo.

Il valore registrato colloca l’Umbria nella fascia di intensità «basale», il primo dei tre livelli di sorveglianza epidemiologica. Su base nazionale, infatti, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute è stata stimata in 12,4 casi ogni mille assistiti, quindi significativamente più alta che nella nostra regione. Nella piantina delle regioni italiane, dunque, l’Umbria appare colorata di verde, sinonimo di incidenza contenuta, insieme al Molise. Tutte le altre regioni sono classificate almeno nel livello di intensità bassa (giallo), mentre Piemonte, Lombardia ed Emilia‑Romagna hanno già raggiunto il livello di intensità media (arancione).

I dati degli esperti dell’istituto di sanità evidenziano però che, pur rimanendo relativamente bassa, la circolazione dei virus respiratori è in aumento in tutta Italia. Nell’ultima settimana osservata sono stati stimati oltre 695mila nuovi casi di infezioni respiratorie acute a livello nazionale, di cui almeno un quarto attribuibile ai virus influenzali tuttora in circolazione.

Le fasce d’età mostrano dinamiche differenziate. Come osservato a livello nazionale, la quota più alta di casi si registra tra i bambini da zero a quattro anni: in Umbria l’incidenza in questa fascia è di circa 37,9 casi ogni mille assistiti, pressoché in linea con il livello nazionale (circa 38 casi). È un segnale atteso, legato alla maggiore vulnerabilità dei più piccoli alle infezioni stagionali. Al contrario, tra gli over 65 anni l’incidenza nella nostra regione scende a 2,37 casi ogni mille persone, una delle più basse osservate, probabilmente correlata anche ai livelli più elevati di copertura vaccinale antinfluenzale nella popolazione anziana.

I sintomi di questa stagione influenzale restano quelli tradizionali: comparsa improvvisa di febbre anche oltre i 38 °C, sintomi respiratori come raffreddore o mal di gola e almeno un sintomo sistemico, come dolori muscolari e stanchezza significativa. Nonostante l’inizio anticipato della stagione — fenomeno osservato anche in altri paesi dell’emisfero settentrionale — i numeri non indicano, al momento, una situazione anomala sul fronte nazionale.

Gli esperti sottolineano che anche se il picco influenzale non è ancora stato raggiunto, l’incremento osservato settimana dopo settimana era già stato anticipato dalle rilevazioni internazionali: nella stagione influenzale australe 2025, l’Australia ha infatti vissuto una delle ondate più intense degli ultimi anni, con un anticipo di circolazione rispetto alle stagioni precedenti. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha confermato che l’attività influenzale in Europa sta aumentando rapidamente e circolando ampiamente, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità ha ribadito che l’inizio della stagione in anticipo di quattro settimane non è in sé un evento senza precedenti, ma rientra nelle variabilità tipiche dei virus stagionali.

Un elemento di maggiore complessità riguarda la diffusione di un nuovo sottoclade del virus A(H3N2), denominato K, che ha circolato con elevata frequenza nell’emisfero australe e che ora è stato identificato anche in varie parti del mondo. Questo sottoclade rappresenta una quota significativa delle sequenze virali finora analizzate e potrebbe avere implicazioni sulla efficacia della copertura vaccinale disponibile, sebbene ciò non significhi che il vaccino sia inefficace. Come ha ricordato anche l’infettivologo Matteo Bassetti, «la vaccinazione antinfluenzale continua a essere lo strumento più importante per ridurre il rischio di forme gravi e di ospedalizzazione».

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