di Marta Rosati
La prova scritta del concorso pubblico per l’assegnazione di 4 posti da infermiere all’azienda ospedaliera di Gallarate si è tenuta il 9 marzo scorso ma l’indignazione dei partecipanti continua a tenere banco, soprattutto sui social, luogo virtuale di incontro per tutti i ragazzi che da diverse parti dello Stivale hanno tentato la chance lavorativa in Lombardia. Facebook, in particolare, è diventato da subito il mezzo di comunicazione per scambiare opinioni sulle ‘irregolarità’ di quella prova scritta e sulla possibilità di procedere per vie legali. Un ternano, che aspirava ad ottenere uno dei 4 posti vacanti al nosocomio milanese, racconta la sua avventura.
Mister X Ci tiene a mantenere l’anonimato ma crede che diffondere la notizia possa aiutare ad evitare in futuro episodi del genere, oltre che a ‘mettere la pulce’ all’orecchio ai responsabili di quella definisce «una gestione inammissibile del concorso». Per X, non era questo il primo tentativo di ottener un lavoro tramite una prova di selezione: «Ogni concorso una spesa ingente: il viaggio, il pernottamento quando serve, le tasse di partecipazione… Per lo stesso motivo ho toccato più parti d’Italia e considerato quello che ho visto a Gallarate mi viene da pensare ‘Profondo nord’ – ironizza -».
Gallarate «La convocazione dei candidati – racconta – era alle 10.00 al palazzetto dello sport di Monza e la disposizione sugli spalti era prevista con suddivisione a seconda dell’iniziale del cognome ed è subito emerso che i posti disponibili per la mia lettera, erano insufficienti. Come mai? – si chiede X -, Eppure le domande arrivano con largo anticipo, gli organizzatori conoscono da molto tempo prima il nome e il numero di chi parteciperà. Dopo una mezz’ora di palese imbarazzo – prosegue – la presidente della commissione di vigilanza detta, tramite microfono, le disposizioni perché tutti abbiano un posto e intanto sono le 12.00. La commissione invita poi due volontari per ‘pescare’ da una cesta la busta delle domande e ci viene comunicato che è stata estratto il questionario di tipologia ‘A’ e che saranno effettuate le fotocopie. Immagina – suggerisce il candidato che narra la sua esperienza a Umbria24 – un palazzetto colmo di persone, in alcuni casi sedute molto vicine da poter comunicare, che risponderanno alle stesse domande e col telefono cellulare a portata di mano perché nessuno ha pensato di togliercelo».
Tempo «Facilmente comprensibile che trascorrono altre due ore a vuoto in attesa del test e l’irritazione generale dei circa 2 mila presenti, che iniziano a fischiare ritenendo tutta la procedura una grossa ‘bufala’. Improvvisamente – prosegue – ecco spuntare i carabinieri. Per un attimo – dice X – ho pensato che qualcuno dei miei colleghi li avesse chiamati per denunciare questi discutibili meccanismi – invece la commissione aveva allertato l’Arma per ristabilire l’ordine. Ad ogni modo, strano ma vero, ecco le buste! Durante la consegna, farraginosa e lunga, prima che arrivi anche a me il test, mi accorgo che molti altri stanno sbirciando le domande e cercando con gli smartphone di trovare le risposte online. Quando finalmente ho anche io il questionario emerge un’altra anomalia: rispetto alle spiegazioni della presidente di commissione, nel foglio c’erano una decina di quesiti in meno e quindi nessuno in realtà conosceva il numero minimo di risposte giuste per superare la prova».
Incredibile «La parte clamorosa del racconto deve ancora arrivare – annuncia l’aspirante infermiere -: ciascun candidato aveva a disposizione una cartellina rigida, una penna, una busta di carta gialla contenente i dati anagrafici e la busta delle domande e delle risposte; questa – racconta sbalordito – era ‘sigillata’ con una pecetta adesiva facilmente removibile ed è stata l’unica cosa che la commissione non ha ritirato direttamente dalle postazioni, ma ne ha atteso consegna a bordo del campo del palazzetto. Si è creata quindi una fila gigantesca perché ogni busta doveva essere firmata dalla presidente; nel frattempo, con i fogli delle domande e delle risposte a portata di mano e facilmente estraibili dal contenitore vista l’etichetta adesiva ridicola, ognuno circolava liberamente per le stanze del palazzetto, i bagni e anche all’esterno della struttura talvolta anche parlando al telefono, in quel momento poteva succedere di tutto – spiega il nostro interlocutore – perché secondo le indicazioni fornite all’inizio, le risposte a crocette potevano essere anche cambiate con un semplice ‘no’ scritto accanto».
Tam tam Conoscenza dopo conoscenza, si allarga il gruppo fb creato immediatamente al termine della mattinata: ‘Ricorso annullamento concorso Gallarate’, «Questo gruppo – si legge sul social – nasce con l’intento di fermare lo scempio accaduto al Palaiper di Monza durante lo svolgimento del concorso pubblico per 4 posti». Così è nata dunque la mobilitazione dei candidati che si sono appellati ai collegi Ipasvi di riferimento (Infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d’infanzia) e a vari avvocati di fiducia, ma le spese legali sarebbero eccessive, «Anche perché – spiega ancora X – la gran parte dei partecipanti, che come me ha una lunga serie di concorsi alle spalle, è talmente scoraggiata da non voler sborsare un solo euro, stiamo cercando risposte anche da Codacons, Confconsumatori e Cittadinanzattiva che potrebbero sobbarcarsi i costi».
I risultati ‘E se scoprissi di aver superato la prova?’ «Probabilmente è andato bene il test – risponde sicuro – ma dopo quello che ho visto al questionario scritto, non penso che parteciperò alle prove successive. «I risultati usciranno il 30 aprile. Secondo me, -conclude l’infermiere deluso – o l’azienda ospedaliera di Gallarate darà il contentino ammettendo tutti alla selezione successiva (il test orale), oppure tutti coloro che resteranno fuori sposeranno l’intenzione di fare ricorso e allora le spese legali si ridurranno sensibilmente; ultima possibilità le associazioni dei consumatori sostengono i costi del ricorso e… la giustizia farà il seguito».
