Una mensa scolastica (foto archivio Fabrizi)

«Aumentare le tariffe per le mense scolastiche? Non è proprio il caso, visto che a Terni sono già più care di Perugia e perfino di Roma». Così il segretario della Uil, Gino Venturi, prepara il terreno al convegno sulla ristorazione scolastica in programma giovedì alle 16 nella sede del sindacato, rendendo noto uno studio condotto dalla segreteria nazionale su 21 città capoluogo proprio in relazione ai costi sostenuti dalle famiglie per far mangiare i bimbi a scuola.

Indagine Uil su costi mense scolastiche Inizialmente Terni non era tra le città selezionate per l’indagine dell’ufficio servizio politiche territoriali della Uil che, di fronte al caso mense esploso nella Conca umbra, ha quindi provveduto a coinvolgerla nell’analisi. Il campione statistico definito è quello di una famiglia con 40 mila euro di stipendio annuo, una casa di proprietà, reddito Isee di 17.800 euro e composta da due lavoratori dipendenti con due figli a carico: «Poiché in molte città si paga attraverso i buoni giornalieri, per dare uniformità all’indagine, le rette sono state calcolate tenendo presente una media di presenza di 20 giorni al mese».

Terni più cara di Perugia e Roma A Terni, tuttavia, il costo delle mense scolastiche è regolato attraverso quattro fasce reddituali Isee: fino a 5 mila euro si paga una retta di 36 euro mensili; da 5 mila a 10 mila si pagano 67 euro mensili; da 10 mila a 20 mila si pagano 71 euro mensili; al di sopra di 20 mila euro si pagano 77 euro mensili. Ergo dalla Uil rilevano: «Ciò pone Terni risulta tra le città con costi medio alti per il servizio mense, basti pensare che la stessa famiglia a Roma, Perugia, Bari pagherebbe sicuramente 221 euro in meno all’anno, in quanto in queste città le rette si attestano a 50 euro mensili. Le rette sono molto più basse anche in altri capoluoghi di Regione come Milano (61 euro mensili), Napoli (60 euro mensili), Catanzaro (55 euro mensili)».

Gino Venturi Da qui il commento di Venturi: «L’approfondimento conferma che la politica deve fare una vera inversione intervenendo finalmente sugli sprechi della pubblica amministrazione e mantenendo invece la qualità dei servizi ai cittadini e non aumentando i costi e le tariffe locali. Per quanto riguarda le mense scolastiche comunali il mantenimento del cotto e mangiato è una scelta prioritaria e non può essere legata a ipotesi di aumento delle rette come invece vorrebbe fare l’amministrazione».

 

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